La Parola del Parroco
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17 Maggio 2026
In queste domeniche la nostra Comunità celebra le Prime Comunioni dei bambini e bambine di Quarta elementare. Personalmente vivo sempre con grande emozione questo evento, la stessa che vedo negli occhi dei nostri bambini e bambine, come pure nei loro genitori. Il dono d’amore di cui il sacramento dell’Eucaristia è simbolo reale, memoriale della morte di Gesù come dono di vita, si evidenzia in queste particolari celebrazioni. Dio ama questi fanciulli e dona gratuitamente a loro la sua vita, senza badare a meriti. Ciò vale per tutti, anche per noi adulti.
Se è lecita la domanda: “Questi bambini e bambine continueranno poi a partecipare alla S. Messa?” (e come Comunità dobbiamo impegnarci a far sì che ciò avvenga, a partire dalla cura delle celebrazioni), tuttavia tale quesito è da porre più agli adulti. Il nostro Arcivescovo nella sua proposta pastorale osserva: «sembra che i battezzati, in gran numero, possano vivere e avere coscienza di essere cristiani e operare per praticare i valori evangelici a prescindere dalla partecipazione alla messa. Per molti – a quanto sembra – la partecipazione alla messa domenicale è un dovere un po’ noioso che si aggiunge alle molte cose da fare». Se la prima parte di queste affermazioni di mons. Delpini descrivono la scelta di chi non partecipa alla celebrazione eucaristica domenicale, la seconda (quella in grassetto) è provocazione a coloro che alla S. Messa vanno malvolentieri e senza darle la giusta priorità. È quest’ultima una considerazione che anche nella Commissione Spiritualità-Liturgia è stata evidenziata: prima di preoccuparci di chi non partecipa alla S. Messa, occupiamoci di chi abitualmente è presente e favoriamone la «piena, consapevole e attiva partecipazione», come vuole il Concilio Vaticano II (cfr. Sacronsanctum Concilium 14), affinché sia appuntamento desiderato e vissuto con gioia.
Scrive ancora il nostro Arcivescovo: «Come potrà essere vissuta la messa che dà forma alla comunità se non si ascoltano le parole, se le Scritture non sono adeguatamente commentate perché ne scaturisca il fuoco, se non si curano i gesti, se non si esprime la creatività richiesta dal rito all’assemblea e a colui che presiede, se non c’è attenzione per trasformare il convenire dei singoli in un’assemblea, se non si vive il congedo come una missione, come potrà essere vissuta la messa come grazia che dà forma alla comunità?». Sono interrogativi che interpellano anzitutto me stesso e poi tutti coloro che sono “praticanti”. Insieme dobbiamo impegnarci ed essere disponibili a vivere sempre la S. Messa con la stessa emozione dei nostri bambini e bambine.