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03 Maggio 2026
Mercoledì scorso si è tenuta a Oreno di Vimercate (nel cui Decanato l’Arcivescovo sta svolgendo la Visita pastorale) la “Veglia per il Lavoro” in preparazione alla Festa del Lavoro celebrata il 1° maggio. È un appuntamento tradizionale per la nostra Diocesi voluto dal Card. Martini negli anni ’80. Non so quanti ne siano a conoscenza, sebbene in passato sia stato proposto in ogni Zona pastorale e quindi anche nella nostra di Varese. Può stupire che la comunità cristiana proponga una veglia di preghiera e di riflessione in preparazione ad una festa laica dei lavoratori (creata a fine Ottocento), anche se “battezzata” con la memoria liturgica - il 1° maggio – di San Giuseppe lavoratore. Mons. Delpini alla veglia di quest’anno ha detto: «Altri propongono concerti, cortei, discorsi e i cristiani non si sottraggono a questi momenti, ma pregano e ascoltano Gesù. L’originalità cristiana risulta con evidenza nella proclamazione del Vangelo».
Quale Vangelo dovremmo annunciare ai lavoratori, al mondo del lavoro, oggi? Mi chiedo anzitutto, prima ancora di precisare quale messaggio noi cristiani abbiamo da trasmettere in questo ambito, se oggi qualcuno offra riflessioni sul lavoro e se i lavoratori desiderino condividere considerazioni e valutazioni in merito. Mi chiedo se oltre a questioni certo importanti come la sicurezza, i contratti, gli stipendi, le rivendicazioni sindacali, gli orari… si abbia voglia di riflettere sui temi fondamentali del lavoro oggi. Credo che si tratti della questione del fare “cultura” (e non solo per l’ambito del lavoro) che non può essere sottovalutato da noi cristiani. E non solo perché – mi pare – pochi oggi invitino i lavoratori a riflettere, ma perché anche per il lavoro abbiamo un Vangelo da annunciare, come ha ricordato l’Arcivescovo. È stato fatto attraverso la cosiddetta “Dottrina sociale della Chiesa” (quanti la conoscono?) iniziata da Leone XIII con la sua enciclica “Rerum novarum” del 1891 che affrontò la questione operaia (!). Proprio per la diffusione di questi insegnamenti nacquero nel dopoguerra le ACLI, consapevoli che i lavoratori cristiani «avessero bisogno di un’organizzazione che li formasse solidamente nella dottrina sociale cristiana» disse Achille Grandi, loro fondatore.
Ben vengano allora le occasioni di riflessione che possano aiutare a vivere con spirito evangelico anche il lavoro e che aiutino a comprendere– come è stato detto nella veglia di quest’anno – che «il lavoro deve essere inserito in un orizzonte di senso perché è una dimensione fondamentale della persona».