La Parola del Parroco
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26 Aprile 2026
C’è una felice coincidenza oggi nella nostra Comunità: con tutta la Chiesa viviamo la 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione (preti, religiose e religiosi) e celebriamo gli anniversari (significativi) di matrimonio. Ciò che lega queste due occasioni è che esse evidenziano come la scelta di vita (consacrazione e matrimonio) sono da vivere sempre come vocazione, come risposta alla chiamata del Signore. È da decenni, cioè soprattutto da dopo il Concilio Vaticano II, che si è tornati a comprendere che anche il matrimonio, celebrato con il relativo sacramento, è da vivere come vocazione e non solo come scelta che la maggior parte degli uomini e donne compiono nel mondo.
Dicevo che la vocazione è la nostra risposta, libera e appassionata, alla chiamata del Signore, a vivere la propria fede in Lui dentro uno stato di vita che è quello sponsale o quello del sacerdozio ministeriale o quello della consacrazione in obbedienza, povertà e castità. Pur nella diversità di queste vocazioni, chi le vive è chiamato a testimoniare la propria fede nel Signore morto e risorto per tutti. Fede che si traduce in una vita di amore, come lo ha insegnato Gesù. Nel vangelo di questa domenica Gesù, usando la metafora del pastore e del gregge, afferma: «Il buon pastore dà la propria vita per le pecore… Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo». Ciascuno, con la propria vocazione, è chiamato a vivere questo stesso amore che è dare la vita, nella certezza che assieme a Gesù possiamo darla e riprenderla di nuovo, possiamo morire e risorgere con Lui. Sia come sposi che come preti o religiose e religiosi.
Il fatto che tutte queste vocazioni siano in forte diminuzione, a partire da quelle di speciale consacrazione, deve farci preoccupare non perché preti e religiose e religiosi saranno sempre di meno e quindi non ci saranno consacrati che faranno andare avanti le parrocchie, celebrare i sacramenti, dedicarsi a tempo pieno alla Chiesa. Piuttosto il fatto che anche la vocazione al matrimonio sia poco vissuta (dato che sempre di meno sono i giovani che scelgono di celebrare il sacramento nuziale) ci deve far preoccupare per il venir meno della testimonianza di fede e di carità, del vivere donando la vita a imitazione di Gesù, facendo morire l’egoismo e l’individualismo (che si possono vivere anche dentro una coppia!) per risorgere con una vita di donazione gli uni agli altri.
Facciamo allora gli auguri agli sposi festeggiati oggi perché ci testimoniano nella fedeltà dell’amore che si può trovare la gioia nel dono di sé, in forza dell’amore che Dio ci dona.