La Parola del Parroco
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22 Marzo 2026
Credo importante richiamare l’attenzione fin da ora ad una proposta che vivremo nella sera del lunedì santo 30 marzo, così da prendere in considerazione la propria partecipazio-ne. Come lo scorso anno – e per la prima volta, perché si stava celebrando il Giubileo ordinario – ci sarà una celebrazione penitenziale a Tradate per tutte le parrocchie del Decanato con la possibilità di celebrare il Sacramento della Riconciliazione (cioè “confes-sarsi”). La presenza di tutti i preti del Decanato permette di stare in tempi ragionevoli e non attendere a lungo.
La proposta di celebrazioni penitenziali comunitarie (che introduca-no anche alla confessione individuale) è stata avviata dopo il Concilio Vaticano II con il rinnovo delle modalità di vivere “il Sacramento della Riconciliazione”, che già con questo nuovo nome voleva segnare una novità. Riconciliarsi con chi? Evidentemente con Dio Padre, dopo che un peccato ha rotto la nostra comunione con Lui. Ma anche con la Chiesa, con la comunità cristiana che viene ferita dai nostri peccati, essendo tutti parte di un “unico corpo”. Proprio questa dimensione comunitaria è stata rivalutata dalla riforma conciliare proponendo, appunto, che il sacramento fosse inserito nel contesto di una cele-brazione comunitaria. Purtroppo questa intuizione non ha trovato piena acco-glienza nella prassi delle nostre parroc-chie. Anche quando in passato abbiamo tentato di proporla come inizio della serata delle “confessioni” degli adulti pochi si sono presentati, immagino per “non perdere tempo” nell’attesa della confessione e quindi hanno preferito arrivare alla spicciolata.
Nella sua proposta pastorale di quest’anno sul tema della “sinodalità”, il nostro Arcivescovo scrive: «La grazia della comunione è anche un esigente richiamo alla conversione, alla riconciliazione. Pertanto è necessario che siano proposte durante l’anno celebrazioni penitenziali comunita-rie e che questo testo o altri analoghi diventino punto di partenza per l’esame di coscienza personale e comunitario». Trovarsi allora insieme a riflettere sulle grazie ma anche sui peccati contro la comunione e, come comunità cristiana, chiedere perdono a Dio e ai fratelli, ritengo che sia una concretizzazione di quella sinodalità, di quel “camminare insieme” che è necessario per il futuro della Chiesa.
Vinciamo allora le resistenze (la fatica di uscire di casa alla sera, prendere l’auto per spostarsi in altro paese, spendere maggior tempo rispetto ad una confessione “veloce”) e prendiamoci l’impegno ad essere presenti per invocare assieme il perdono di Dio e dei fratelli.