La Parola del Parroco
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08 Febbraio 2026
Venerdì sono state inaugurate le Olimpiadi invernali 2026 “Milano-Cortina”. Fu il barone francese Pierre de Coubertin, pedagogista e sociologo, a riproporre, dopo quelle antiche, i Giochi sia come parte di un più ampio discorso sull’importanza dello sport nella formazione dei giovani, sia come strumento di pace tra i popoli. In virtù di questo ideale proposito, da più parti si è levato l’appello affinchè in questa quindicina di giorni ci sia una tregua nelle guerre in corso: speriamo che sia accolto questo invito!
L’occasione di queste Olimpiadi, in parte giocate nella nostra Diocesi, ha suggerito alla nostra Chiesa ambrosiana di riflettere sulla presenza delle attività sportive nelle nostre parrocchie. Il nostro Arcivescovo in questi ultimi anni, in preparazione proprio alle Olimpiadi, attraverso l’annuale “Lettera agli Sportivi” si è soffermato su ciascuno dei valori espressi nella Carta olimpica: a partire dall’eccellenza, ovvero «dare il meglio di sé, vincere la mediocrità, consapevoli dei talenti con cui entriamo nel mondo»; l’amicizia, che si può vivere – scrive sempre mons. Delpini – se si ha «il cuore puro, semplice, lieto», in modo da non vedere gli altri come «avversari o nemici, ma come persone che meritano di essere conosciute»; e, ancora, il rispetto, che per l’atleta, e non solo, diventa «uno stile, un modo di stare al mondo».
Nella nostra Comunità, grazie all’impegno di molti nel passato, la prosposta sportiva è affidata al CSI VIS, nato dall’unione dei CSI delle due parrocchie (CSI Stella e CSI San Giorgio) con il gioco del calcio (in maggioranza maschile, presente però anche una squadra femminile). Dell’attività del CSI VIS abbiamo notizie e aggiornamenti su il Venegonese. A nome della Comunità rigrazio il CSI VIS, che vive solo grazie all’impegno (a volte gravoso) di volontari, nel sostenere i valori del Vangelo in ambito sporitvo. Con i dirigenti e gli allenatori si è inziato a riflettere su come attuare anche in questo ambito il piano pastorale che mira a fare della nostra Comunità una casa e una scuola di comunione. Non è un cammino facile perché il rischio di molte famiglie degli iscritti è di avvalersi solo di un “servizio” (far giocare il figlio), pretendendo che sia svolto al meglio, senza però lasciarsi coinvolgere per creare fraternità e amicizia, per coltivare il senso di appartenenza alla Comunità che sostiene anche questo ambito come opportunità educativa per i giocatori ma anche le famiglie stesse. Con fiducia dobbiamo giocare anche questa partita!