La Parola del Parroco
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11 Gennaio 2026
In queste prime tre domeniche che seguono la solennità dell’Epifania la Liturgia della Parola ci propone brani evangelici singificativi. Essi raccontano episodi della vita di Gesù che sono interpretati come “manifestazioni” di lui come Figlio di Dio, della sua “gloria”, della sua compassione per l’uomo. Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore. Nelle prossime domeniche ascolteremo i vangeli delle “nozze di Cana” e della moltiplicazione dei pani. Tali episodi sono ricordati anche nel prefazio del giorno dell’Epifania che quindi continua in queste domeniche che assumono un tono festoso (smentendo il detto: “L’Epifiania tutte le feste porta via”!).
Il Gesù bambino che si rivela e si manifesta ai magi venuti dall’Oriente, “primizia delle genti lontane”, non è soltanto il Re dei Giudei, il Messia (il Cristo) atteso dal popolo ebraico, ma è il Salvatore di tutta l’umanità. In questa domenica ritroviamo Gesù ormai trentenne, crescuto nell’anonimato della casa di Nazareth dove aveva imparato il mestiere del padre ed era diventato il falegname (o carpentiere). È diventato adulto e sceglie di essere pienamente uomo accogliendo l’invito di Giovanni a farsi battezzare nel Giordano. Qui accorre l’umanità ferita dal peccato e desiderosa di conversione. Anche Gesù, che non ha peccato, si immerge in questa umanità e Dio Padre dal cielo apprezza questa scelta e manifesta a tutti che proprio quello sconisciuto michiato tra la folla di peccatori è il suo Figlio, lil prediletto di cui si compiace perché sarà lui a togliere i peccati, l’agnello che prende su di sé tutto il male del mondo per sconfiggerlo, come lo indicherà proprio il Battista.
I miracoli che Gesù compirà saranno sempre segno di questa volontà di salvare dal male e dare vita nuova. Per questo l’evangelista Giovanni preferisce chiamarli “segni” e non miracoli e a conclusione del primo che racconta con le nozze di Cana, commenta: «Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Più precisamente scrive: “questo fu il principio dei segni” a far intendere che esso è l’originale di tutti gli altri segni. La gloria che si manifesta è quella di Colui che vuole ridare la gioia all’uomo perché rende efficace il suo desiderio di comunione d’amore con Dio.
Tale comunione però si concretizza nella capacità di viverla con gli altri, riconosciuti fratelli e sorelle e con cui condividere la vita. L’amore di Dio si manifesta nell’amore verso il prossimo. La moltiplicazione dei pani è il miracolo della condivisione del poco che siamo e che abbiamo ma che, in mano a Dio, può essere segno d’amore.