La Parola del Parroco
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04 Gennaio 2026
Voglio anzitutto porgere a ciascuno di voi l’augurio per il nuovo anno che abbiamo iniziato con il saluto del Signore Risorto: «La pace sia con voi!». Da questo saluto prende avvio anche il messaggio che papa Leone XIV ha scritto per la 59ª Giornata della Pace celebrata a Capodanno, che invito a leggere. Il Santo Padre fa riferimento esplicito alle sue parole pronunciate quando, appena eletto, si affacciò dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, l’8 maggio 2025. Il saluto del Risorto (che è il saluto liturgico proprio dei vescovi, successori degli apostoli) rivela che la pace è un dono già dato e quindi che è da accogliere. Scrive il papa: «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”».
Delle sue prime parole da papa, Loene XIV riprende e sviluppa nel suo messaggio due espressioni precise: pace disarmata e pace disarmante. Circa la prima, riporto queste parole che interpellano il nostro quotidiano: «Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze». Da qui la scelta di incrementare le spese militari. Colpisce il fatto che il papa riporti, denunciandole, le cifre (scandalose) di tali spese nel 2024: «2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale»!
Circa la pace disarmante, il papa riprende le parole di San Giovanni XXIII, il “papa buono”, dalla sua enciclica “Pacem in terris”, che esprimono il concetto del “disarmo integrale”: «Occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia». Da qui l’appello a favorire il dialogo, la diplomazia, la mediazione, difendendo il diritto internazionale.
Non smettiamo di pregare per la pace e diventiamo noi per primi uomini di una pace disarmata e disarmante.