La Parola del Parroco
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07 Dicembre 2025
La scelta di effettuare la tradizionale visita alle famiglie in occasione del Santo Natale limitata a chi ne ha fatto richiesta, soprattutto tra gli anziani, gli ammalati e le persone sole, ha alcuni aspetti positivi. Premetto che certamente è una scelta discutibile (al posto di visitare tutte le famiglie), adottata principalmente per il fatto che i sacerdoti disponibili sono quattro (compresi due missionari comboniani). Prima della pandemia anche alcuni laici erano impegnati come “visitatori” (con una certa resistenza ad accoglierli). In futuro si dovrà tornare a valorrizare i visitatori, dentro ad una logica di prossimità non solo limitata al Natale.
Un primo aspetto positivo è quello che la visita è attesa e desiderata. Realizzata, nella nostra Chiesa ambrosiana, nel tempo che precede il Natale, aiuta a vivere l’attesa della nascita del Salvatore. Incontrando poi molti anziani e ammalati che non possono uscire da casa (se non per lo stretto necessario) intuisco che questa attesa è vissuta quasi ogni giorno. È la speranza che qualcuno arrivi: i figli che accudiscono i genitori anziani anche se sono visite spesso fugaci («hanno la loro famiglia» giustificano i genitori). Il desiderio è che si intrattengano di più: per parlare con qualcuno; altrimenti – raccontano – si passa quasi tutto il giorno senza dialogare, spesso solo vedendo la televisione. È l’attesa di amici che fanno una visita “a sorpresa”, gradita ma tanto desiderata. C’è un’altra attesa, soprattutto di chi è molto avanti con l’età: l’ultimo e definitivo incontro con il Signore nella morte; incontro spesso invocato per il senso di inutilità, di “essere di peso”, per l’insostenibilità delle sofferenze fisiche o spirituali. Mi colpisce questa fede e, nello stesso tempo, questa fatica nel dare senso alla tarda età. Io spesso rispondo: è qui a testimoniare l’attesa del Signore che dovremmo vivere, da credenti, in ogni fase della vita. Non tanto perché la morte è “sempre in agguato”, ma per dare un senso alla nostra vita, alle nostre scelte, protesi verso un futuro, una pienezza di vita e d’amore che in ogni tappa della vita già possiamo sperimentare.
Un secondo aspetto positivo è il maggior tempo che posso dedicare ad ogni incontro, rispetto alla “maratona” di casa in casa vissuta negli anni passati. Forse è l’aspetto più apprezzato da chi ci accoglie: potersi sedere, raccontarsi, aprire il cuore a qualche confidenza, celebrare il sacramento della confessione, dare la benedizione del Signore. Mi piacerebbe che ciò accadesse più spesso ma so che non è possibile. E allora faccio tesoro di questi incontri e prego per tutti i volti incontrati.