La Parola del Parroco
Home > La Parola del Parroco > La Parola del Parroco del 30 Novembre 2025
30 Novembre 2025
Papa Leone XIV ha iniziato venerdì scorso il suo primo viaggio apostolico in Turchia e in Libano. Andrà pellegrino a İznik, in Turchia, nome moderno dell’antica città di Nicea. Qui 1700 anni fa furono radunati 318 vescovi dall’imperatore Costantino per il primo Concilio ecumenico perché discutessero della dilagante eresia di Ario che negava la divinità di Gesù, Figlio di Dio incarnato. Questa eresia aveva creato divisioni nella Chiesa e nell’impero romano. I padri conciliari condannarono l’eresia, confermarono la verità della divinità di Gesù. Formularono quindi una professione di fede, il testo del “Credo” che, con le successive aggiunte del Concilio di Costantinopoli, è quello che recitiamo ogni domenica e che tutti i cristiani condividono pur nella separazione tra cattolici, ortodossi, protestanti e anglicani.
Per questa occasione il papa ha scritto una lettera nella quale discorre della storia del Concilio di Nicea, della sua importanza e della questione centrale: la fede nella divinità di Gesù. Forse potrebbero sembrare questioni teologiche astratte. Tuttavia Leone XIV ci pone domande concrete: «Il Credo di Nicea inizia professando la fede in Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. Oggi per molti, Dio e la questione di Dio non hanno quasi più significato nella vita… Il Credo di Nicea ci invita allora a un esame di coscienza. Che cosa significa Dio per me e come testimonio la fede in Lui? L’unico e solo Dio è davvero il Signore della vita, oppure ci sono idoli più importanti di Dio e dei suoi comandamenti? Dio è per me il Dio vivente, vicino in ogni situazione, il Padre a cui mi rivolgo con fiducia filiale? È il Creatore a cui devo tutto ciò che sono e che ho, le cui tracce posso trovare in ogni creatura? Sono disposto a condividere i beni della terra, che appartengono a tutti, in modo giusto ed equo? Come tratto il creato, che è opera delle sue mani? Ne faccio uso con riverenza e gratitudine, oppure lo sfrutto, lo distruggo, invece di custodirlo e coltivarlo come casa comune dell’umanità?».
Proviamo a rispondere a tali quesiti. Facciamo che essi emergano ogni volta che recitiamo il “Credo”, assieme ad altri che possono nascere meditando su quelle parole solenni ma non astratte. Il tempo di Avvento che stiamo vivendo è attesa di Dio che si è fatto uomo, veramente uomo, vero Dio e vero uomo, con un preciso scopo: farci partecipi della sua vita divina, quell’eterna vita che è amore, amore come dono di sé.