La Parola del Parroco
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05 Ottobre 2025
Domenica scorsa, nel contesto della Festa della Comunità, ci siamo messi in ascolto della testimonianza di una famiglia di Nomadelfia (spiace che fossimo in pochi…). Certamente è un’esperienza particolare di vivere la fraternità tra famiglie secondo una “costituzione” che stabilisce regole per la vita della comunità. Quindi è un contesto particolare e privilegiato, che può apparire “eccezionale” e poco riproducibile nelle comunità parrocchiali. Tuttavia questa esperienza dimostra che è possibile vivere la fraternità che Gesù chiede a tutti i suoi discepoli. All’incontro ho ricordato le parole del nostro beato Card. Schuster alle famiglie di Nomadelfia circa la loro esperienza: «Questo è vangelo; tutto il resto è cornice».
Tra le varie caratteristiche della vita di Nomadelfia, ci è stato detto che hanno scelto di dare il cellulare ai figli solo al compimento del 18° anno di età. Prima possono usare ogni tanto quello dei genitori. Essendo regola per tutte le famiglie della comunità, non si fa fatica a farla rispettare e si evita la lamentela che invece alcuni nostri ragazzi rivolgono ai genitori: “tutti hanno il cellulare, e io no..”. E inizia così il pressing per averlo, portando i genitori esasperati a cedere alla richiesta, preoccupati anche che il proprio figlio non si senta diverso dagli altri…
E se invece ci si alleasse tra famiglie e istituzioni perché si decidano alcuni semplici regole da far rispettare assieme? È possibile! È quello che propone l’Università della Bicocca di Milano con i cosiddetti “Patti digitali” ai quali hanno deciso di aderire i nostri due Comuni, la Dirigenza Scolastica, le nostre due Pro Loco e la Comunità Pastorale, avviando un iter che coinvolgerà anzitutto famiglie e ragazzi. Il progetto è stato presentato giovedì mattina e ne trovate riscontro sui giornali locali (e ci sarà già un incontro interessante venerdì sera prossimo; cfr. relativo avviso).
Oltre all’importanza di questo argomento (su cui pediatri e psicologi continuano a lanciare allarmi), mi pare bello sottolineare che l’alleanza che si vuole costruire mediante questi Patti Digitali deve trovare forza proprio anche nella volontà di vivere la fraternità. Se ci vogliamo bene come fratelli e sorelle e quindi vogliamo il bene gli uni degli altri, ci impegniamo ad aiutarci anche in questo ambito, decidendo regole e rispettandole, per evitare che ogni famiglia sia lasciata sola nel gestire la pressione indotta dai comportamenti sociali e dagli interessi economici (che non badano alla salute e alla sicurezza dei ragazzi). E noi, discepoli del Signore, dobbiamo essere in prima fila.