La Parola del Parroco
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21 Settembre 2025
Nella nostra Diocesi oggi si celebra la Giornata del Seminario. Come ho spesso detto, la nostra Comunità deve sentirsi maggiormente coinvolta in questa occasione essendo presente nel suo territorio la sede del Seminario. Soprattutto però non solo ci sentiamo legati ad esso perché è il luogo della formazione dei preti diocesani inviati alle parrocchie, ma anche perché, maggiormente in passato, i preti presenti (docenti o educatori) sono stati un punto di riferimento per molti anche come direttori spirituali. Dunque il Seminario non è solo un luogo da frequentare per tranquille passeggiate…
Evidentemente l’interesse per il Seminario non deve riguardare principalmente la struttura e le sue piccole bellezze (come il museo di scienze naturali), ma i seminaristi che sono in cammino di discernimento e di formazione. Quest’anno abbiamo ancora l’opportunità di avere un seminarista presente al sabato e alla domenica per le attività pastorali soprattutto della pastorale giovanile. Si chiama Matteo e frequenta la Seconda Teologia. Lo accogliamo con gioia e preghiamo per lui. Nutro la speranza che la sua presenza sia anche una provocazione per i ragazzi, adolescenti e giovani (ma non solo) ad interrogarsi sulla propria vita, sulle scelte di vita da compiere nella logica vocazionale. Dio chiama tutti a vivere la propria fede in un concreto stato di vita, compreso quello del ministero presbiterale. Certo non è facile rispondere quando Dio chiama; non è facile neppure avvertire la Sua chiamata. Come scrive l’Arcivescovo nel suo messaggio per questa Giornata (che riportiamo per intero nell’inserto) di fronte alla chiamata di Gesù c’è chi aspetta a rispondere; c’è chi non si sente all’altezza, sottostimandosi; c’è chi crede di essere chiamato a far carriera; c’è chi non sa vincere l’individualismo. Eppure Gesù chiama e aspetta una risposta. Scrive mons. Delpini «La Giornata per il Seminario è l’occasione per far memoria a tutta la comunità della presenza di Gesù e della sua chiamata».
Allora preghiamo perché qualcuno risponda e si incammini nel discernimento verso il presbiterato, anche tra di noi. Il calo drastico del numero dei preti attivi, che nel prossimo decennio sarà ancora più evidente, non solo obbliga a ripensare la struttura delle nostre Comunità in chiave sinodale con la assunzione di responsabilità da parte dei laici, ma chiede di ripensare la figura del prete, il senso del suo ministero, il ruolo che è chiamato a vivere perché la sua necessaria presenza sia motivata non solo dall’esigenza di conservare la fede, ma soprattutto di suscitarla con l’annuncio del Vangelo di salvezza.