La Parola del Parroco
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08 Febbraio 2014
Dopo la Giornata per la vita nella nostra Diocesi si celebra la Giornata della Solidarietà. Solidarietà nei confronti di tutte quelle situazioni sociali che fanno soffrire gli uomini di oggi: dalla mancanza di lavoro al problema della casa, dall’emarginazione all’accoglienza dei migranti.
Solidarietà che non può essere atteggiamento per “addetti ai lavori”, ma disposizione del cuore di ogni credente.
È vero, “la parola solidarietà (lo dice anche Papa Benedetto nella esortazione Evangellii gaudium) si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto più di qualche atto sporadico di generosità”.
Papa Francesco ricorda anche che la solidarietà chiede di creare una nuova mentalità che pensi in maniera comunitaria, superando ogni tentazione di individualismo.
È questa nuova mentalità che diventa stile di costruzione della storia, e che può diventare seme per cambiare il mondo.
La giornata della solidarietà ci farà riflettere su tutte queste tematiche, ma ci mette in guardia anche da un rischio. Dice don Walter Magnoni, responsabile del servizio della pastorale sociale e del lavoro della nostra Diocesi: “Il rischio reale – che quotidianamente trova la sua realizzazione in tanti rapporti umani – è quello di ‘usare’ le persone: è la tentazione del cercare gli altri in maniera puramente strumentale. Può accadere che si chiami solidarietà uno stile auto-centrato in cui, più che servire l’altro, ci si serve degli altri per i propri interessi. La sfida e lo stile con cui vivere la solidarietà è ben presente nella parabola del ‘buon samaritano’ “.
Credo che siano messaggi forti che impongono a tutti un serio e sincero esame di coscienza sulla nostra capacità di essere solidali in maniera gratuita e generosa.
Le “emergenze” che ci interpellano sono veramente tante e le risposte spesso sono semplicemente una piccola goccia in mezzo al mare, se non addirittura una semplice parola di conforto. L’importante, però, è imboccare la strada della apertura agli altri, altrimenti faremo come gli struzzi che mettendo la testa sotto la sabbia fanno finta che i problemi non esistano.
Ma il Vangelo non è per gli struzzi.