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27 Aprile 2025
Sono stati giorni che, nella gioia della Pasqua di Risurrezione di Gesù, ci hanno visto dapprima sgomenti, poi addolorati e infine affettuosamente riconoscenti per il dono di Papa Francesco che è stato chiamato alla casa del Padre. La sua ultima benedizione Urbi et Orbi e il successivo giro in piazza san Pietro salutando il popolo di Dio, appaiono ora come l’estremo commiato del pastore al suo gregge. Uno sforzo enorme dal punto di vista fisico che certamente non obbediva alle indicazioni dei medici di preservarsi nella sua convalescenza. Tuttavia il “grazie” al suo infermiere personale per averlo aiutato a fare quel giro - come è stato riferito – pare ora l’ultimo desiderio di chi sente avvicinarsi la morte. E come quel 13 marzo 2013 lui chiese prima la benedizione del popolo di Dio sul nuovo pastore della Chiesa universale, così ha voluto passare tra la folla quasi a raccogliere il saluto e la benedizione del popolo di Dio.
Al termine di ogni discorso ci chiedeva di pregare per lui: continuiamo a farlo anche ora perché possa entrare nella gioia del Signore Risorto. Molte riflessioni e commenti sono stati detti e scritti in questi giorni appena appresa la triste notizia della sua morte; quasi un diluvio di parole e di immagini (anche troppe) che rendono arduo scrivere da parte mia una riflessione senza cadere nella banalità o nei luoghi comuni. Faccio allora solo alcune sottolineature circa quanto mi ha insegnato papa Francesco. Da buon gesuita ha chiesto alla Chiesa di imparare e mettere in pratica l’arte del discernimento personale. Diversi lo criticavano perché si asteneva da indicazioni precise, soprattutto morali, per prendere decisioni. Lui ha chiesto invece lo sforzo di comprendere, alla luce della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa, le persone e le loro situazioni per aiutare a fare scelte evangeliche, fidandosi del sensus fidei (che potremmo tradurre con “instinto della fede”) del popolo di Dio. Lui a volte lo chiamava il “fiuto delle pecore” che indirizza anche il proprio pastore. È quello che ha anche voluto nella modalità nuova di vivere il Sinodo.
In secondo luogo mi ha insegnato l’apertura di cuore a tutti. Lo ha ribadito tante volte dicendo che la Chiesa deve accogliere tutti, tutti, tutti, conscia che la salvezza del Signore è per ogni uomo a cui portare la luce del Vangelo. Lo ha fatto in tante occasioni che hanno suscitato malumori tra i benpensanti ecclesiastici che vorrebbero porre distinzioni spesso basate su giudizi morali.
Grazie papa Francesco e dal cielo, assieme ai santi papi che ti hanno preceduto, assisti la Chiesa e chiedi al Signore che forte soffi lo Spirito.