La Parola del Parroco
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02 Febbraio 2025
La coincidenza in questa domenica 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al tempio (quaranta giorni dopo Natale), della celebrazione della 47ª Giornata Nazionale per la Vita e della 29ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata, offre spunti di riflessione a partire dal contesto in cui esse si collocano, cioè il Giubileo della Speranza che stiamo vivendo.
I vescovi italiani nel messaggio per la Giornata per la Vita (che è allegato a questo foglietto) pongono una serie di interrogativi molto realistici, tra cui; «Quale futuro c’è per una società in cui nascono sempre meno bambini?». Un interrogativo che nasce dalla constatazione che soprattutto i giovani sono indotti «a guardare al futuro con preoccupazione, fino a pensare che non valga la pena impegnarsi per rendere il mondo migliore e sia meglio evitare di mettere al mondo dei figli». E motivi di reale preoccupazione ce ne sono, a partire dalle guerre disseminate in tutto il mondo. Tuttavia, di fronte a questi scenari di morte, contro la tentazione di soluzioni “facili” (come l’aborto) o di ripieghi (come la scelta di accudire animali domestici piuttosto che “fare figli”), come credenti siamo chiamati a infondere la speranza che nasce dalla fede promuovendo una cultura della vita che è dono ricevuto da Dio, sacro e inviolabile, e che ha in Dio il suo principio e Dio come sua fine.
Questo “fine” che dà senso alle nostre vite, vissute avendo come orizzonte non solo questo mondo ma il regno di Dio già ora presente, ci è ricordato proprio da quei cristiani e cristiane che consacrano tutto se stessi a Dio. Lo fanno nelle diverse forme della vita consacrata (da quella monacale agli istituti secolari) con il desiderio di essere un segno visibile della presenza di Dio nel mondo, anticipando già qui sulla terra alcuni aspetti della vita che ci attende quando saremo pienamente con Dio. Purtroppo queste presenze stanno sempre più diminuendo, soprattutto quelle femminili. È un impoverimento non solo per la Chiesa, ma anche per il mondo stesso che pare spesso voler “girare” facendo a meno di Dio. Eppure come coltivare la speranza che non sia facile ottimismo, mancanza di realismo oppure utopia? Come vincere il pessimismo che porta a vivere come non ci fosse un domani? La testimonianza dei consacrati a guardare la vita dal suo fine che è Dio dona un orizzonte ampio che invita ad andare oltre il proprio naso, a non confidare soltanto in noi stessi, nelle capacità che abbiamo o nelle possibilità che il mondo può offrire. Pregare per i consacrati e perché siano ancora presenti in mezzo a noi è necessario per richiamare tutti alla vera speranza che non delude: quella di Dio.