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30 Dicembre 2013
“Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano).
Nei giorni seguenti al Natale questa verità ci è stata ricordata dal martirio di Santo Stefano, da cui è scaturita in un certo senso anche la vocazione di San Paolo, e dal martirio dei bambini innocenti trucidati da Erode.
Ci è stato ricordato anche da Papa Francesco, con il suo insistente richiamo a pregare per i tanti martiri cristiani dei nostri giorni, ma con l’altrettanto forte invito alla speranza e a vivere la realtà della persecuzione come occasione per “rendere testimonianza”.
Ma ciò che vale per i martiri vale anche per i singoli cristiani, chiamati a seguire Gesù nel “martirio” della fedeltà quotidiana: fedeltà alla propria vocazione; fedeltà al servizio verso i fratelli, fedeltà nel vivere il Vangelo dentro le contraddizioni del nostro mondo; fedeltà nella testimonianza coerente del Vangelo in cui crediamo.
Anche la vita dei cristiani è come un seme deposto nel cuore della terra, e per poter fruttificare ha bisogno di “morire”: è il tempo del nostro silenzio, quando non riusciamo a far sentire la nostra voce di cristiani; è il tempo dell’impotenza, quando ci sembra che ciò che facciamo non serva a niente; è il tempo della sofferenza e dell’inattività, che spesso ci sembra essere realtà inutile oltre che dannosa. Ma se in questo tempo noi sappiamo fare tesoro del silenzio, della sofferenza, della inattività attraverso l’ascolto della Parola di Gesù e attraverso la preghiera, allora la nostra vita sarà come un seme che riceve il suo nutrimento in attesa di portare frutto. Dove e come porterà frutto forse non lo sapremo mai, ma certamente anche la nostra vita ”nascosta” porta frutto, per la Chiesa e per il mondo.
I giorni che stiamo vivendo sono giorni liberi da impegni pressanti: possono diventare giorni di riflessione, di raccoglimento, di ascolto della Parola per prepararci ad una nuova primavera, per noi e per la Chiesa intera. Non sciupiamo il tempo del silenzio e della preghiera: è tempo per rientrare in noi stessi lasciarci fecondare dalla forza che viene da Dio.