La Parola del Parroco
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03 Marzo 2024
Oggi nelle due chiese parrocchiali si svolge una piccola iniziativa. I nostri ragazzi di catechismo hanno confezionato sacchetti di cioccolatini da vendere. Il ricavato andrà per la “Quaresima di Carità” ossia aiutare una comunità indigena delle Filippine che ha bisogno di case più solide che resistano alle inondazioni. Anche se siamo in un periodo penitenziale e si fanno fioretti, autorizzo all’acquisto e alla consumazione…anche perché la domenica è sempre Pasqua di risurrezione!
Con questa semplice iniziativa abbiamo voluto coinvolgere i nostri ragazzi nell’attenzione caritativa che nei tempi forti di Avvento e Quaresima vede la Comunità impegnata a sostenere piccoli progetti per aiutare i bisognosi, grazie alle rinunce che si fanno nello spendere i soldi. È una scelta di ripiego constatando la difficoltà nell’educare i ragazzi a fare rinunce per i poveri. In passato ci sono state altre proposte: piccoli salvadanai consegnati ai ragazzi all’inizio del tempo forte, raccolta di genere di prima necessità che le nostre Caritas indicavano per aiutare i bisognosi, raccolta fondi all’ingresso della chiesa prima della S. Messa… Purtroppo sono state iniziative con scarso “successo” soprattutto per disattenzione dei ragazzi (e delle loro famiglie). Mi sono chiesto se nelle famiglie ci sia la preoccupazione a educare i propri figli a vivere la carità che è anche aiutare concretamente chi ha bisogno, donando quello che si ha.
Credo (e spero) che piccoli gesti di solidarietà siano vissuti tra amici e compagni di scuola, come il semplice condividere parte della propria merenda con chi non ne ha. È già un buon segno accorgersi del bisogno dell’altro e, in secondo luogo, aiutarlo anche rinunciando a qualcosa che si ha. A volte i ragazzi sono capaci di gesti di solidarietà con una spontaneità che gli adulti non hanno. Tuttavia credo che sia importante educare questa spontaneità perché diventi virtù, cioè buona abitudine affinché con la crescita non vada perduta. Certamente vale l’esempio in famiglia: se un bambino vede i propri genitori aiutare chi è nel bisogno, se insieme si decide di destinare una piccola somma frutto di rinunce per destinarla ai poveri (magari tenendo in casa un piccolo salvadanaio di famiglia), se facendo la spesa si sceglie di comprare un bene di prima necessità rinunciando ad acquistare merendine o bibite (e gli esempi potrebbero moltiplicarsi), credo che un bambino possa poi custodire il ricordo questi piccoli gesti (anche se sofferti) e ripeterli anche quando sarà grande. E così potrà vivere quella carità concreta che il Signore ci chiede per mettere in pratica il suo comandamento dell’amore.