La Parola del Parroco
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26 Novembre 2023
In settimana inizierà un corso, proposto ai 18/19enni e giovani, di “educazione sessuale in un contesto di responsabilità adulta”. È gestito da un gruppo di professionisti sotto l’egida di “TeenStar” che è un metodo efficace di formazione sperimentato in 56 paesi del mondo ideato negli anni ’80 in America. Spero che a questa proposta aderiscano in molti e sarebbe utile che se ne faccia “pubblicità” con il passaparola anche tra chi non frequenta gli ambienti parrocchiali.
Ritengo che aderire a questa proposta sia una risposta reale e sincera agli interrogativi suscitati dall’ennesimo femminicidio, quello di Giulia, che tanta eco ha avuto, tante parole ha visto spendere, gesti simbolici ha provocato… ma ora, dopo l’onda emotiva, chi veramente si mette in gioco? Chi si interroga: potrei essere anche io Filippo, il “bravo ragazzo”? La nostra Comunità dall’anno scorso ha voluto proporre cammini di formazione anche per gli adulti circa l’amore, gli affetti e le relazioni. Perché non sono solo i giovani a dover essere educati. Quest’anno abbiamo riproposto il corso circa “L’amore che nessuno mi ha mai raccontato” e non ci sono state iscrizioni. Forse qualcuno può ritenere di scarsa qualità le proposte parrocchiali; forse non abbiamo fatto molta “pubblicità”; forse – ipotesi più reale – non se ne sente il bisogno…
E allora perché tanto scandalizzarsi per quello che succede di grave e tragico? Anche la proposta rivolta ai genitori di adolescenti circa l’educazione affettiva e sessuale (“ParentStar”, sempre gestista dal gruppo TeenStar) vede iscritti una quindicina di genitori; sinceramente mi aspettavo maggior adesione. Lasciamo che i nostri figli imparino tutto da internet? O ciascuno crede che il proprio figlio sia “un bravo ragazzo”?
Certo, i corsi non bastano, però possono aiutare a vivere quello che ci dice il nostro Arcivescovo nella sua proposta pastorale: “Occuparsi di educazione affettiva, sessuale e vocazionale non deve significare calare istruzioni e consigli dall’alto, ma accettare di fare un cammino con i giovani, accompagnandoli nell’incredibile e stupefacente scoperta di sé stessi, facendo cogliere loro la bellezza di tutti gli elementi costitutivi della persona (corpo, psiche e spirito), declinati anche nella loro dimensione relazionale, quale realtà ontologica dell’essere umano. Questo permetterà di tentare di suscitare in loro il desiderio di capire e vivere sempre meglio ciò che essi sono, riconoscendo, al contempo, l’importanza e il valore della relazione con l’altro”.
Passiamo ai fatti: lo dobbiamo a Giulia e alle tante (troppe) donne uccise.