La Parola del Parroco
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08 Ottobre 2023
Da alcune settimane i nostri due paesi sono percorsi assiduamente da coppie di Testimoni di Geova. Riconoscibili dall’impeccabile vestito e dalle riviste che tengono in mano oltre al taccuino su cui segnano nomi e indirizzi. Con costanza suonano a ciascun campanello chiedendo un colloquio per annunciare la loro verità del Regno. Pur non essendo cristiani, dato che negano la Trinità, attingono dalla Bibbia, con spiegazioni spesso imparate a memoria, le idee con cui vogliono convincere le persone a convertirsi alla loro verità.
Potremmo chiederci se questo è uno “stile missionario” che anche noi dovremmo assumere. Se da una parte esso attinge direttamente da quanto Gesù ha compiuto mandando i suoi discepoli “a due a due” avanti a sé nei villaggi in cui stava per recarsi, dall’altra è interessante che Gesù non istruisca i suoi circa quello che devono annunciare ma piuttosto insista sullo stile da avere. Devono essere in due come due devono essere i testimoni di un processo per attestare la veridicità dei fatti, ma soprattutto per far vedere quell’amore fraterno che è vangelo incarnato. Non devono portare beni con sé per non barattare il vangelo con i beni materiali. Devono farsi accogliere e vivere d’accoglienza, come poveri mendicanti. Ma soprattutto devono annunciare la vicinanza di Gesù e a lui condure; non a sé o alla propria setta. Insomma, più che le parole contano i fatti; o, meglio, le parole aiutano a comprendere i fatti: l’amore per il prossimo è l’amore di Dio Padre che si rivela in esso.
Abbiamo iniziato il mese di ottobre che è anche dedicato al tema missionario: celebreremo la Giornata Missionaria Mondiale domenica 22 ottobre. In questa occasione spesso abbiamo ribadito che tutti siamo chiamati ad essere missionari, ad annunciare il Vangelo. Ciò è vero ed importante. Mi piace però invitarvi a pregare per i missionari e le missionarie (preti, suore, laici, laiche e famiglie). Essi hanno fatto per tutta (o parte) la loro vita la scelta di partire dai propri paesi per annunciare il vangelo o per aiutare le chiese “appena nate”. Ciò è vissuto a volte anche a rischio della propria vita. Preghiamo perché sappiamo testimoniare con la vita, prima che con le parole, l’amore di Dio nella concretezza di una vicinanza che si fa cura, educazione, riscatto dalla povertà, prossimità gratuita. Preghiamo per i missionari comboniani presenti tra noi, ricordandoci sempre che sono missionari! Impariamo a conoscere le loro storie e facciamoci raccontare la vita dei paesi da dove provengono o dove sono stati. Due di loro provengono dall’Africa e sono missionari per noi italiani: ci abbiamo mai pensato?