La Parola del Parroco
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08 Dicembre 2013
L'ultimo documento emanato dal Concilio Vaticano
è la "Gaudium et spes".
Il titolo che lo introduce è illuminante anche
per il cammino della nostra Chiesa oggi. Dice: "Costituzione pastorale
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo".
Illuminante, soprattutto, è quel "nel"
che dice un modo di porsi della Chiesa: non di fronte al mondo, né, peggio
ancora, contro il mondo.
La Chiesa è nel mondo, condivide "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono".
Il
ripetuto invito di Papa Francesco e del nostro Arcivescovo ad uscire dalle
nostre chiese, ad abbattere i bastioni, a non rinchiuderci nel piccolo recinto
delle nostre sacrestie, trova un autorevole fondamento in ciò che il Concilio
già cinquanta anni fa diceva, e trova nella "Gaudium et spes" le
linee di un cammino che è ancora tutto da compiere. A cinquant'anni dal
Concilio questo evento di chiesa si dimostra ancora giovane e promettente,
perché molto è ancora da mettere in atto.
Perché ci sono voluti cinquant'anni per recepire le indicazioni del Concilio?
Forse perché la prudenza della Chiesa chiede un discernimento ampio e disteso nel tempo? O forse è per le resistenze anche dei cristiani ad accogliere ciò che si presenta come una novità? O forse, ancora, perché non ci siamo applicati abbastanza a meditare quanto i Padri conciliari ci hanno affidato con il Concilio Vaticano II? Le cause sono certo molteplici, ma ora la Chiesa sta ingranando un'altra marcia: dopo il tempo della riflessione, del consolidamento dei pilastri su cui costruire, ora è davvero giunto il tempo di ripartire. Non siamo da soli: ci sono i nostri Pastori che ci guidano, e noi dobbiamo fidarci di loro.
C'è soprattutto, ed è la liturgia di oggi a ricordarcelo, la Vergine Maria, che lo stesso Concilio ha definito modello della Chiesa in cammino.
Guardiamo avanti con il coraggio della profezia e dell'impegno. È tempo di prendere il largo nel mare del nostro mondo, nell'oceano dei bisogni degli uomini nostri fratelli. Siamo chiamati a diventare loro compagni di viaggio e testimoni di una speranza che ha un nome: il nome di quel Gesù che in questo tempo di avvento invochiamo e attendiamo con cuore aperto. Altrimenti che cosa aspettiamo dal prossimo Natale?