La Parola del Parroco
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01 Dicembre 2013
Il mondo in cui viviamo, che ci piaccia o no, costituisce per i cristiani una provocazione: per le domande che pone, per l'aiuto che chiede, anche per le aspre critiche con cui a volte si pone di fronte alla Chiesa. Perfino la sua indifferenza nei confronti di tutto ciò che sa di religione costituisce una provocazione.
Come reagire?
Certamente raccogliendo la provocazione. Nella
provocazione c'è comunque sempre un desiderio di verità, e perché no, di
salvezza.
Da una parte raccogliere la provocazione significa non lasciare il mondo in
balia di se stesso, ma offrigli riferimenti certi, quelli del Vangelo. Se c'è
una pretesa nel cristianesimo è quella di essere - come dice il nostro
Arcivescovo - una proposta di vita buona e questa proposta è Cristo
"evangelo dell'umano". Una volta, i missionari che partivano in
missione erano animati da un solo desiderio, quello di "salvare le
anime". La proposta di vita buona del Vangelo non è solo una proposta di
vera umanità ma è vera proposta di salvezza. Rinunciare a rispondere alla domanda
di salvezza dell'uomo d'oggi significa diventare noi stessi indifferenti nei
confronti del mondo, di una indifferenza che è grave mancanza di carità.
Dall'altra parte, raccogliere la provocazione significa anche lasciarsi mettere in discussione. Le domande che il mondo pone ai cristiani non ci devono far chiudere nella torre d'avorio delle nostre sicurezze, ma devono farci domandare se la nostra vita cristiana ė credibile, se il nostro modo di vivere il Vangelo (quel vangelo che riteniamo proposta di vita buona per tutti) è autentico, se per lo meno ci proviamo a incarnare la vita buona del Vangelo dentro le nostre scelte quotidiane.
Il mondo attende delle risposte dai cristiani.
Devono essere risposte date con la vita, ed esprimere la testimonianza della
gioia di vivere secondo il Vangelo.
Grazie a Papa Francesco che, ancora una volta, nella esortazione apostolica
pubblicata soltanto qualche giorno fa, ci ha ricordato "la gioia del
Vangelo".