La Parola del Parroco
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05 Febbraio 2023
Nei giorni scorsi il papa è stato nella Repubblica
democratica del Congo e nel Sud Sudan. In Congo, dove vive il “nostro” padre
Jean Marie (attivo nell’organizzazione del viaggio apostolico), è stato
toccante l’incontro con le vittime delle atrocità dei gruppi armati che da anni
stanno seminando terrore e morte nell’est del paese. I loro racconti
“scioccanti” (come ha detto il papa) mi hanno addolorato: come può l’uomo
arrivare a tali atrocità? È stata appena celebrata la Giornata della Memoria e
purtroppo l’uomo pare dimenticare il grande male compiuto, rinnovando la
medesima logica di morte.
La stessa logica di morte, anche se non suscita orrore, anzi riscuote consensi, è quella che si sta diffondendo nella nostra società italiana. È ciò che evidenziano i vescovi italiani nel messaggio per la 45° Giornata nazionale per la Vita che si celebra oggi. È la logica di chi sceglie la morte come soluzioni di gravi problemi: l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, gli uxoricidi, l’abbandono dei migranti in mare, la guerra. Contro questa logica siamo chiamati dal Signore a promuovere la cultura della vita: «Il Signore crocifisso e risorto – ma anche la retta ragione – ci indica una strada diversa: dare non la morte ma la vita, generare e servire sempre la vita. Ci mostra come sia possibile coglierne il senso e il valore anche quando la sperimentiamo fragile, minacciata e faticosa».
Stupisce come attraverso i mass media circolino affermazioni, dichiarazioni, argomentazioni, commenti a fatti che danno per scontato che la scelta della morte sia quella più “logica” e la più efficace, la più giusta. Invece dobbiamo denunciare – e non solo come credenti – che questa “cultura della morte” è una questione seria. Scrivono i vescovi: «Il turbamento di molti dinanzi alla situazione in cui tante persone e famiglie hanno vissuto la malattia e la morte in tempo di Covid ha mostrato come un approccio meramente funzionale a tali dimensioni dell’esistenza risulti del tutto insufficiente. Forse è perché abbiamo perduto la capacità di comprendere e fronteggiare il limite e il dolore che abitano l’esistenza, che crediamo di porvi rimedio attraverso la morte?».
Gli stessi ci invitano a smascherare la “cultura della morte”, a promuovere e sostenere azioni concrete a difesa della vita; a rinvigorire «una carità che sappia farsi preghiera e azione: anelito e annuncio della pienezza di vita che Dio desidera per i suoi figli; stile di vita coniugale, familiare, ecclesiale e sociale, capace di seminare bene, gioia e speranza anche quando si è circondati da ombre di morte».