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16 Novembre 2013
La liturgia della prima domenica di avvento ci proietta alla fine dei tempi, quando il Signore Gesù ritornerà a instaurare definitivamente il suo Regno. Il Regno di Dio, però, non giungerà senza fatiche e sofferenze: sono il segno della vittoria del bene sul male, del compimento della storia secondo le promesse di Dio. Il Regno di Dio giungerà anche grazie all'impegno dei cristiani, dei discepoli di Gesù, nella misura in cui cercheranno di realizzare qui su questa terra i valori del Regno: la pace, la giustizia, la riconciliazione, la fraternità tra tutti i popoli ....
L'impegno dei cristiani nel mondo non è generato
soltanto dall'amore che il cristiano porta per il mondo e per ogni uomo che è
suo fratello, ma è anche animato dal desiderio di anticipare, per quanto sia
possibile, qui sulla terra, ciò che sperimenteremo pienamente nel Regno. La
terra non è realtà abbandonata a se stessa, ma il campo di Dio, il luogo in cui
Dio semina i semi stessi del suo Regno. Dove fioriscono questi semi?
Certamente qui sulla terra: ė il centuplo promesso da Gesù; è la vita buona che
è possibile vivere già su questa terra, e alla fine dei giorni questi semi
fioriranno in pienezza nel regno dei cieli.
Come possono fiorire e fruttificare questi semi? Certamente con la grazia di
Dio, ma anche con la cura che i discepoli di Gesù ci metteranno nel custodire
ciò che è un dono, nel non sciupare ciò che da bellezza alla nostra vita, nel
coltivare pazientemente i segni di bene che cominciano a sboccia anche in mezzo
a fatiche e difficoltà.
Coltivare i semi di bene con la pazienza del
contadino: può essere questo l'atteggiamento con cui entrare nel tempo di
avvento, ma anche lo sguardo da avere sul campo di Dio che è il mondo. È
necessario, per questo, mettere da parte ogni forma di autosufficienza, avere
invece la pazienza dell'attesa e la costanza di curare i piccoli segni di bene
che spuntano ovunque nel campo di Dio, perché possano diventare un mondo di
bene. È il "fattore tempo" di cui parla il nostro Arcivescovo nella
lettera pastorale: " La risposta personale della libertà che permette al
buon seme di diventare grano maturo ha bisogno di tempo".
È necessario perché ciascuno di noi possa crescere e portare frutto.
È necessario per accompagnare ogni uomo nel riconoscere ed accogliere il Regno di Dio.