La Parola del Parroco
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11 Dicembre 2022
Ci sono esperienze di Comunità belle che è bene raccontare. Giovedì scorso nella solennità dell’Immacolata, alla quale è dedicato l’Oratorio di Venegono Inferiore, abbiamo fatto festa. La festa, che ha avuto al centro la celebrazione eucaristica, è stata animata da diversi protagonisti. Anzitutto un gruppo di famiglie nei mesi scorsi ha impiegato le domeniche pomeriggio per confezionare lanterne natalizie da vendere per raccogliere fondi per l’Oratorio. E penso alle persone creative e volenterose che anche a Venegono Superiore impiegano il loro tempo per confezionare le candele dell’Avvento, per esempio, e altri oggetti sempre per avere contributi a sostegno della parrocchia.
In secondo luogo, molte famiglie, soprattutto dei ragazzi e ragazze di quinta elementare, sono state presenti al pranzo in Oratorio e hanno aiutato ad organizzarlo assieme ad alcuni dello staff dello “stand gastronomico”. C’è stata una bella intesa e una edificazione vicendevole, tra “vecchi” e “nuovi” volontari, perché si è data testimonianza reciproca della gioia del servizio e della dedizione alla Comunità. Stessa cosa è da dire della successiva tombolata organizzata e gestita dalle famiglie, preparata nei giorni precedenti con chi ha sempre organizzato il gioco e si è reso disponibile ad aiutare con lo slogan “largo ai giovani”, stando poi dietro le quinte. E vorrei ringraziare tutti per questo spirito collaborativo (presente anche nelle feste a Venegono Superiore), vincendo la tentazione di non dare spazio ad altri, di voler arroccarsi al proprio “potere” (anche lamentandosi poi perché non c’è ricambio generazionale!).
Ho accolto un commento da chi, ammirato per quelli che si danno da fare con perizia per gestire le nostre feste e spendono energie e tempo per la Comunità: “Peccato essermi perso questa esperienza negli anni scorsi”. È bastato poco per sperimentare la gioia di stare assieme: voler aderire ad una proposta della Comunità, mettendo da parte indugi e perplessità, indifferenza, interessi personali o di famiglia non essenziali, ritenendo bello e importante dare tempo alla fraternità e mettersi al servizio degli altri. Gli stessi ragazzi di quinta elementare, chiamati a fare da “camerieri” (con tanto di livrea), mostravano impegno ed entusiasmo nell’essere a disposizione delle proprie famiglie.
Credo che questa esperienza meriti di essere replicata (anche in forma ridotta) in altre occasioni o domeniche per vivere la gioia e la bellezza del ritrovarsi, condividere il tempo, divertirsi con i propri figli e così far crescere la Comunità, diventandone protagonisti non per primeggiare ma imparare a servire come ci ha insegnato Gesù.