La Parola del Parroco
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20 Novembre 2022
Oggi a Kalongo in Uganda verrà beatificato padre Giuseppe Ambrosoli, missionario comboniano e medico. In questa terra, perla d’Africa per le sue bellezze naturali ma martoriata dalla povertà, dalle malattie e dalle guerre, padre Giuseppe ha detto il suo “Amen” a Dio, ha vissuto la sua fede di missionario attraverso la sua professione di medico. Ha speso le sue energie nell’ospedale da lui stesso fondato nl 1957, vicino alla missione. La gente iniziò a chiamarlo “Grande Medico” non solo per la sua eccellenza nella professione medica ma anche per il suo servizio amorevole ai malati, prestato con umiltà. Egli si abbandonò sempre nelle mani del Padre, soprattutto nei momenti difficili della guerra che lo costrinse ad abbandonare il suo ospedale. Pregava con le parole di San Charles de Foucauld una preghiera a me cara: “Padre mio mi abbandono a Te; fa’ di me quello che Ti piace. Qualunque cosa Tu faccia di me, io Ti ringrazio”. E così accettò anche di morire nel 1987 per una grave malaria senza assistenza medica, lontano dalla sua Kalongo, Fu il suo ultimo “Amen” a Dio, la testimonianza di fede nel Dio, annunciato con la vita secondo il Vangelo di Gesù, Padre di tutti.
È stato un “Amen” per quanto Dio aveva fatto attraverso di lui in missione, ma nello stesso tempo è stata un’invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”, un’apertura a quel futuro che ogni seme, gettato in terra e che muore, dischiude nella speranza. Non solo perché il suo ospedale fu risparmiato dalla furia distruttrice della guerra e così la sua opera continua, ma perché dal cielo, nella piena comunione con Dio Padre, ha interceduto per un miracolo che ora ne attesta la santità della vita, il suo autentico “Amen” a Dio. Così ora possiamo venerarlo Beato, redendo gloria al Signore, che dice nel libro dell’Apocalisse: «Sì, Amen! Io sono l'Alfa e l'Omega… Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!».
La vocazione missionaria di padre Giuseppe, il suo “Amen” a Dio, ci incoraggiano in questo tempo di Avvento a dire i nostri “Amen” cioè a fare della nostra fede la risposta a Dio che ci chiama, al suo amore per noi. È la risposta non fatta di parole ma con la vita nel segno dell’amore verso il prossimo bisognoso la cui indigenza noi tramutiamo in invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”. Padre Giuseppe ha risposto mettendo a disposizione di Dio quello che sapeva fare: il medico. Così pure noi siamo chiamati a vivere la carità anche attraverso quello che sappiamo fare, anche attraverso la nostra professione, anche sul posto di lavoro, o nel volontariato, con lo stesso spirito di servizio e di umiltà che il nuovo Beato ha testimoniato.