La Parola del Parroco
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03 Aprile 2022
“Che senso ha la mia vita?”. Non so se i giovani di oggi si pongono questa domanda certo impegnativa. Essi vivono in una società consumistica che anticipa ogni domanda, ogni desiderio, per riempire di cose la loro vita. È interessata a loro solo come consumatori che garantiscono profitto al mercato. È come se rimpinzasse la loro bocca e la loro pancia così che, sazi (o gonfi?) non possano parlare, non pongano domande sul senso di quello che vivono. La società del consumo teme le domande dei giovani.
Per questo ad essa la Chiesa risulta antipatica perché insegna ai giovano la libertà di interrogarsi, di porsi le domande fondamentali. Nella sua proposta pastorale, il nostro Arcivescovo e con lui la Chiesa che vuole essere libera, avverte i giovani del pericolo di non farsi domande. Scrive: «Una vita senza domande non si interroga sulla sua origine e non sa ringraziare. Una vita senza domande non si interroga sulla sua destinazione e non sa sperare. Una vita senza domande non ha criteri per valutare le sue scelte e non sa decidersi per una scelta duratura e irrevocabile, anzi la teme». Da dove vengo, verso dove vado, che cosa farò, sono domande che noi adulti dobbiamo insegnare ai giovani. Come cristiani siamo chiamati ad aiutarli a porsi questi interrogativi in riferimento a Dio. Da Dio vengo, a Dio vado, Dio mi chiama a realizzare qualcosa di bello nella mia vita. Diceva ai giovani San Giovanni Paolo II: «Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro».
Se la Chiesa dice ciò, risulta antipatica ad una società che invece vuole non lasciare in mano ai giovani la propria vita. Illude con una falsa libertà (fare quello che si vuole) e nello stesso tempo li rende schiavi di modelli preconfezionati, rendendo i giovani tutti uguali (a partire da come si vestono). Illude con il mito dell’eterna giovinezza al quale gli adulti stessi spesso credono. Come cristiani siamo chiamati a liberare i giovani da questo mito, dagli stereotipi. Mons. Delpini scrive: «Rinnovo l’invito a tutti gli adulti a essere testimoni di una verità semplice: vale la pena di vivere e di dare la vita, vale la pena di diventare adulti e di assumersi delle responsabilità. Rinnovo l’invito a qualificare le proposte che la comunità cristiana rivolge ai giovani per indurli a pensare, porsi domande, accogliere la grazia della fede». La recente presenza di due suore francescane per una serie di incontri con i nostri giovani, è stata voluta proprio per sollecitare in essi le domande importanti e vere. Credo che chi ha voluto accogliere questa proposta, abbia colto la provocazione a pensare (pro-vocazione) e a non temere di accogliere Dio nell’orizzonte della vita.