La Parola del Parroco
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20 Marzo 2022
In questa settimana celebreremo la Veglia di preghiera per i martiri missionari, ricordando in particolare quelli uccisi nell’ultimo anno. È un appuntamento annuale per il 24 marzo, data del martirio, nel 1980, di San Oscar Romero vescovo in El Salvador. In questo ultimo secolo sono aumentati i cristiani uccisi in odio alla fede. Nella sua proposta pastorale il nostro Arcivescovo aiutandoci a riflettere sulla libertà della Chiesa, di fronte alla morte di tanti cristiani, si chiede: «Noi non possiamo dimenticare i martiri del nostro tempo e continuiamo a domandarci: perché? Se facciamo il bene, perché siamo trattati male?».
Se da una parte la risposta risiede anche negli errori della Chiesa, dall’altra la causa dell’odio sta nella libertà della Chiesa nell’annunciare e vivere il Vangelo con franchezza suscitando reazioni «di antipatia, di ostilità e indifferenza». Infatti il Vangelo ci chiede di testimoniare la profezia del Vangelo: «Il Vangelo è infatti invito a conversione, è parola di promessa per chi ascolta, è contestazione di quanto tiene uomini e donne in schiavitù. Molti, a quanto pare, chiamano bene il male e male il bene e sono infastiditi dalla contestazione e dall’invito a trasgredire “i decreti del faraone”».
Dobbiamo allora anzitutto chiederci: trovo a volte la Chiesa “antipatica”? Se sì, chiediamocene il motivo. Se infatti lo è perché annuncia «il Vangelo della famiglia nel contesto dell’esasperazione dell’individualismo… il Vangelo della vocazione nel contesto dell’esclusione del riferimento a Dio per le scelte decisive della vita…il Vangelo della vita eterna nel contesto della rassegnazione a finire nel nulla», sono quei contesti (in cui noi viviamo senza farci troppi problemi rispetto alla coerenza con la nostra fede) che Dio vuole cambiare e rinnovare. E noi con loro.
In secondo luogo ci possiamo interrogare se a volte risultiamo essere noi “antipatici” perché parliamo e agiamo da cristiani. Quando accade, siamo tentati di non esporci più, di non dire più il nostro punto di vista cristiano, di non agire più coerentemente con la nostra fede. Prevale la paura, lo stress nel sopportare lo scherno, la polemica, l’etichetta del “paolotto”, l’esclusione da amicizie o da gruppi. Sono queste le situazioni in cui dobbiamo pensare ai tanti fratelli e sorelle che di fronte alla minaccia della morte, hanno preferito essere uccisi piuttosto che rinnegare la propria fede. E noi che, per fortuna, non subiamo tali minacce, ci vergogniamo di mostrare la nostra fede in Gesù? Preferiamo rimanere muti dimenticando che nel momento in cui siamo accusati, ci è stato promesso da Gesù che lo Spirito santo ci metterà sulla bocca le risposte da dare?