La Parola del Parroco
Home > La Parola del Parroco > La Parola del Parroco del 27 Febbraio 2022
27 Febbraio 2022
In questi giorni i nostri cuori sono pieni di trepidazione per un nuovo conflitto bellico scoppiato in Ucraina. Dopo le angosce suscitate dalla pandemia, una nuova fonte di sofferenza, di incertezza e di timore ci fa ripiombare nel buio circa il nostro futuro. Di fronte a questa nuova tragedia (e anche davanti a tutti i conflitti che ci sono nel mondo e di cui si parla poco) ci sentiamo impotenti. Anche la diplomazia sembra non riuscire a riportare alla ragionevolezza le parti in causa.
Da tutto il mondo arrivano appelli alla pace: saranno ascoltati? Nonostante sia stato ripetuto spesso che dobbiamo imparare dalla storia per non ripetere gli errori e gli orrori del passato, pare che subentri un’amnesia generata da solite logiche di potere. Nel conflitto in atto in Ucraina, inoltre, a combattersi su due fronti ci sono popoli di lunga tradizione cristiana e ciò addolora ancora di più. È una contro-testimonianza che si aggiunge alla tristezza per le recenti e accese discussioni tra i due patriarcati ortodossi, russo e ucraino.
Che cosa possiamo fare? Accogliamo l’appello che il papa ha lanciato dopo l’udienza generale di mercoledì scorso: «E ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare del prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri, una Giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra».
Sebbene qualcuno giudichi inutili gli appelli alla pace, le preghiere, le mobilitazioni simboliche, come credenti siamo chiamati invece a confidare nella forza dell’intercessione orante. Il nostro Arcivescovo, in una intervista circa il conflitto in atto, ricordava la spiegazione del suo predecessore, il card. Martini, circa la preghiera di intercessione. Questa parola significa “stare in mezzo”: è mettersi in mezzo tra i due belligeranti per dividerli, per farli dialogare, assumendo il rischio di subire la violenza dell’uno o dell’altro. Intercedere con la preghiera è voler superare l’indifferenza e la preoccupazione egoista solo per il nostro futuro, per rendersi solidali nello spirito e nella carità concreta (aiutando coloro che subiranno gravi conseguenze dal conflitto).
Infine invito anche a farsi vicini, a interessarsi e a consolare le molte persone ucraine e russe che vivono in mezzo a noi (spesso badanti) e che come noi non comprendono il senso di tutto quello che sta accadendo e più di noi soffrono.