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13 Febbraio 2022
Nell’intervista rilasciata domenica scorsa da papa Francesco durante la trasmissione Che tempo che fa, tra i vari temi toccati mi ha colpito il riferimento al chiacchiericcio, oggetto di altri richiami del Pontefice. Mi sembra opportuno riportare le parole del papa, conservando lo stile colloquiale: «Ma c’è un’aggressività distruttiva che incomincia anche con una cosa molto piccola ma voglio menzionarla qui: comincia con la lingua, il chiacchiericcio. Ma il chiacchiericcio, nelle famiglie, nei quartieri, distrugge. Un nunzio apostolico ha fatto uno studio del chiacchiericcio, molto buono, e nella copertina la stampa è questa: l’impronta digitale e uno che, come un filo, la stira per distruggerla. Questo è il chiacchiericcio. Distrugge l’identità. Il chiacchiericcio non è una cosa che si fa soltanto tra i governanti, si trova tra le famiglie. Per questo mi permetto di consigliare, per non distruggerci: no al chiacchiericcio. Se tu hai una cosa contro l’altro o te la mangi te o vai da lui e dilla in faccia, essere coraggiosi, coraggiose. Ma no, è una cosa dolce chiacchierare degli altri e questo distrugge. Sembra un sermone morale ma è una realtà: lì incominciano le guerre, le divisioni».
Qualcuno potrebbe giudicare esagerato il legame tra il chiacchiericcio e le guerre. Forse Francesco si riferiva alle guerre in famiglia, visto quanto detto prima. Ma credo che anche si riferisse alle guerre tra popoli. Abbiamo appena celebrato giornate dedicate alla memoria di tragedie umanitarie (olocausto, foibe): anche in questi casi si è iniziato con la distruzione della identità attraverso propagande (forme più sofisticate di chiacchiericcio). Inutile quindi vivere queste giornate se poi nei nostri ambienti ripetiamo le stesse dinamiche distruttive.
Il chiacchiericcio si trova anche in quella famiglia che è la Comunità Cristiana. Anche nei gruppi parrocchiali formati da adulti. A volte prende di mira il prete; altre volte i membri della Comunità o dello stesso gruppo, per brama di potere, per compensare la frustrazione di non essere nelle grazie di chi comanda, per reagire alla mancanza di consenso. E chiacchierando non ci si accorge di distruggere e di dividere. Diabolicamente.
Mi pare importante allora il consiglio del papa: “dillo in faccia”. A tua moglie, a tuo marito, a tuo figlio, al tuo collega. Anche al prete. Come deve avvenire tra adulti. Purtroppo questa maturità a volte non c’è e si preferisce il sorriso ipocrita. Non si crede che nel dialogo condotto con franchezza e onestà ci si può confrontare e capirsi. E anche intendersi. Non si vuole perseguire il bene superiore che è di tutti (mio e degli altri) in famiglia, al lavoro e in parrocchia. E questo è davvero un peccato.