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06 Febbraio 2022
Quando abbiamo tra le mani un oggetto fragile, usiamo la massima attenzione per evitare danni o rotture. Siamo consapevoli della nostra responsabilità nel custodirlo, soprattutto quando si tratta di qualcosa di prezioso. E che cosa c’è di più prezioso della vita? Dunque essa chiede di essere custodita in ogni suo momento, in ogni situazione: nel suo nascere e nel suo morire, nel suo vigore e nella sua debolezza, nella salute e nella malattia. La raccomandazione a custodire la vita ci viene rivolta dai vescovi italiani nel loro messaggio per la Giornata per la vita che si celebra oggi in tutte le Diocesi italiane.
La constatazione che leggiamo all’inizio del messaggio si rifà ancora all’esperienza della pandemia che ci ha fatto toccare con mano quanto siamo fragili e che è necessario prendersi cura gli uni degli altri, essere custodi gli uni degli altri. In questo contesto, maggiormente si è evidenziata la fragilità dei più deboli, soprattutto delle nuove generazioni e degli anziani. Tra le prime si riscontrano l’aumento di diversi disturbi della crescita, più pessimismo circa il proprio futuro, tanto d’aver raggiunto l’ulteriore picco della denatalità in Italia. Circa gli anziani ci sono ancora solitudine e paura, soprattutto a uscire da casa e a frequentare altre persone; chi è infermo subisce un isolamento anche maggiore, per non parlare di coloro che risiedono in una RSA.
Scrivono in vescovi: «La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza»
Mi sono chiesto che cosa possiamo fare, oltre a tanti gesti di custodia che già si attuano, silenziosamente, nella nostra Comunità. Mi permetto di insistere ancora sull’importanza di rinnovare i rapporti di vicinato: il prossimo che come cristiani siamo chiamati ad amare è anzitutto quello che abita vicino a noi!
Dovremmo inoltre valorizzare l’opera del Movimento per la Vita di Tradate a sostegno della natalità e non più permettere che una donna sia messa di fronte alla grave scelta dell’aborto perché sola e senza mezzi economici.
Credo poi che la riflessione iniziata in seno al Consiglio Pastorale (cfr. ultimo numero de il Venegonese) circa il futuro delle nostre strutture e che dovrà poi essere condivisa con la Comunità, ci deve vedere creativi – come i nostri avi che le hanno costruite –nel destinarle a nuovi impieghi per rispondere proprio al bisogno di cura dei fragili, dei giovani genitori e degli anziani.