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27 Ottobre 2013
Nel campo del mondo il buon seme fruttifica insieme alla zizzania.
La tentazione di "bonificare" subito il campo dal virus della zizzania è grande, ma Gesù chiede ai suoi discepoli di essere pazienti nell'attesa. Al momento della mietitura avverrà il discernimento e verrà attuato il giudizio.
Come vivere la pazienza dell'attesa?
La lettera pastorale ci indica alcuni atteggiamenti da coltivare.
Il bene spesso è come un seme nascosto. Non si manifesta in maniera eclatante, ma dentro il nascondimento dei piccoli gesti quotidiani. Bisogna avere occhi per riconoscerli e valorizzarlo.
Il bene va coltivato, e coltivare il bene spesso significa "accompagnare" gli uomini e le donne di oggi nel loro cammino di crescita umana e cristiana. È un processo educativo da instaurare, e spesso tale processo deve essere vissuto dentro un rapporto personale.
Il male va riconosciuto, ma il giudizio su chi ha sbagliato va lasciato soltanto al Signore. Uno sguardo paziente non è uno sguardo "ingenuo, irenico, né tanto meno connivente con il male". Il male va "definito", come diceva Papa Paolo VI, per poterlo evitare, ma nello stesso tempo ci è chiesto di avere uno sguardo di misericordia su chi il male lo ha commesso. L 'Arcivescovo parla di una "pazienza capace di diventare, come per Gesù, commozione". Papa Giovanni XXIII ci ha insegnato a distinguere tra il peccato e il peccatore, dicendo che al peccatore deve essere data sempre la possibilità di ravvedersi (anche l'attesa della conversione è una forma di pazienza).
La
pazienza è necessaria per custodire il buon seme e farlo fruttificare.
Ma è anche un atteggiamento che ci mette al riparo dallo "scoraggiamento di fronte alla confusione talora regnante".
Il
frutto del seme gettato nella terra non germoglia per le nostre forze o le
nostre capacità. È soltanto la forza di Dio a renderlo fruttuoso. Per questo la
pazienza dell'attesa non può non coniugarsi con l'impegno della preghiera: la preghiera è la rugiada di Dio che
scende nella terra e rende fecondo il seme.
Nel campo che è il mondo si deve entrare, dunque, con pazienza. È una delle
virtù cardinali: una delle virtù che orienta il nostro cammino nel mondo.
La chiediamo come dono che viene dall'alto.