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12 Dicembre 2021
La festa di Natale è forse quella che, tra tutte, possiede la maggiore ricchezza di tradizioni, riti e modalità nel viverla. Nella stessa sola nostra Italia esiste una varietà (e non solo in ambito culinario) che stuzzica la curiosità. È infatti sempre interessante conoscere come si vive il Natale nelle altre regioni e scoprire come sono nate alcune tradizioni (penso per esempio al giorno in cui si fanno i regali: da San Nicola a Santa Lucia fino all’Epifania). È bello che i nonni raccontino ai nipoti come si celebrava questa festa cristiana quando loro erano piccoli, quando non c’era ancora la versione consumistica del Natale e la censura di Colui che è il festeggiato, cioè Dio che si è fatto uomo. E solitamente i più anziani commentano che bastava poco per fare festa ed essere contenti.
Ad arricchire la bellezza della festa di Natale è la presenza sempre più significativa di stranieri cristiani che vivono in mezzo a noi, pure loro portatori di proprie tradizioni. A tal proposito il nostro Arcivescovo nella sua proposta pastorale, sul tema della gioia e della festa scrive: «Nella Chiesa dalle genti le tradizioni culturali diverse sono chiamate a contribuire alla festa di tutti non solo con rappresentazioni folkloristiche, ma con la sinfonia dei linguaggi e la sincerità della reciproca fraterna accoglienza». Ci viene detto che tradizioni ed espressioni di festa di altri popoli non devono essere ridotte ad attrattive da sfilata carnevalesca, separando attori e spettatori, ma possono essere occasione, celebrando la stessa festa cristiana con modalità diverse, per vivere la gioia di essere fratelli nella fede, evidenziando ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Accade sovente infatti che ci dimentichiamo che molti stranieri presenti tra noi sono cattolici o cristiani di altre confessioni (spesso ortodossi). Ci viene detto che non possiamo fare come i turisti affascinati da costumi e riti di gente straniera e trattare poi la stessa gente con razzismo e discriminazione. La gioia del Natale può essere espressa a più voci che assieme cantano la fede in Colui che è nato per salvare ogni uomo. La gioia del Natale nasce dalla rivelazione che Dio si è fatto uno di noi. E questo “noi”, questa umanità è composta da uomini di ogni razza e di ogni lingua e non solo della “nostra”. È bello pensare che la natività o il presepe siano realizzati in diversi modi nella medesima Chiesa universale e che la Santa Famiglia sia rappresentata come una famiglia africana, per esempio, dentro una capanna in mezzo alla savana (senza la neve che “discende lieve giù dal ciel”!) o una famiglia sudamericana vestita con abiti dai colori vivaci e intensi. Perché allora il fascino di queste rappresentazioni del Natale non diventa disponibilità a condividere la gioia della fede non solo in questo periodo ma in tutto l’anno?