La Parola del Parroco
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05 Dicembre 2021
«Per strappare alla gente che soffre solo un sorriso». Sono parole di un musical degli anni ’70, Caino e Abele, e precisamente della canzone su San Francesco. L’opera del poverello d’Assisi e la sua azione caritativa, vivendo il Vangelo, svolte per aiutare bisognosi e sofferenti, avevano l’effetto di generare in questi la gioia, gioia che contraddistinse sempre San Francesco. D’altra parte «all’amore di carità segue necessariamente la gioia. Poiché chi ama gode sempre dell’unione con l’amato […] Per cui alla carità segue la gioia» scrive papa Francesco nella sua enciclica sulla santità Gioite ed esultate, frase citata dal nostro Arcivescovo nella sua proposta pastorale. Invitandoci ad essere Chiesa lieta, mons. Delpini per sottolineare che la gioia non è solo un sentimento, chiede di vivere «una declinazione sociale della gioia cristiana che permetta a tutti, cristiani e non, di riconoscere come la fede nel Dio di Gesù Cristo è capace di generare forme di trasfigurazione del mondo, dei suoi legami, delle sue attività, dei suoi modi di produzione, dei suoi riti e dei suoi ritmi di lavoro e di festa». Penso che ciascuno di noi abbia fatto esperienza di vedere accendersi il sorriso sul volto di una persona che abbiamo aiutato concretamente, soprattutto quando abbiamo contribuito a risollevarsi da una situazione di difficoltà. E non abbiamo forse gioito anche noi? E non solo perché ci siamo riconosciuti bravi, ma perché proprio la gioia del povero ci ha contagiato, noi contenti perché lui era contento. Questa gioia trova la sua origine nell’esperienza dell’amore concreto che è carità che trasforma il mondo, perché attinge dalla forza redentrice della Pasqua di Gesù con cui egli ha dato inizio al mondo nuovo. Quanto più saremo caritatevoli, tanto più sapremo gioire e far gioire. Non ci coglierà la tristezza o la paura per avere perso qualcosa di nostro che abbiamo donato. Piuttosto ci scopriremo più ricchi perché, come si dice, quando si fa il bene è più quello che si riceve di quello che si dona. E se la gioia sarà una costante della nostra vita cristiana, essa ci donerà «energie spendibili nella vita di ogni giorno, a livello individuale, familiare e sociale, e che trascina tutti noi nel processo di rigenerazione della storia e del cosmo (vero motore di ecologia integrale) che è la risurrezione di Gesù Cristo». Avvicinandosi il Santo Natale siamo sollecitati da più parti a vivere gesti di carità grazie a numerose iniziative. In molti casi sarà questione solo di dare un piccolo contributo acquistando un oggetto, un dolce, una pianta… Tuttavia, come si dice, non basta essere buoni solo a Natale ma lo si deve essere (quasi) tutto l’anno. Ci è chiesto infatti di vivere la carità non come un gesto episodico ma di farne veramente un’abitudine buona, una virtù appunto. E così essere sempre gioiosi.