La Parola del Parroco
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24 Ottobre 2021
Celebriamo oggi la Giornata Missionaria Mondiale. Abbiamo di recente vissuto la festa di un grande santo missionario, San Daniele Comboni, apostolo dell’Africa “nera”, fondatore dei missionari comboniani a cui ci lega un affetto particolare. In un incontro sulla figura di questo missionario, ascoltando il racconto della sua vita fatto da padre Manuel Augusto, già superiore generale, mi ha colpito una sottolineatura. La tenacia di padre Comboni nel convincere il papa Pio IX e i vescovi riuniti per il Concilio Vaticano I ad avviare l’opera missionaria nel cuore dell’Africa, attirandosi anche qualche antipatia per la sua insistenza. Argomentava la necessità di aprire le nuove frontiere di evangelizzazione di fronte al fatto che le potenze europee avevano iniziato una nuova fase del colonialismo riferendosi spesso a una presunta "missione civilizzatrice", soprattutto nei confronti di popoli relativamente arretrati dell'Africa subsahariana (ma dedicandosi poi allo sfruttamento delle risorse naturali del continente). Detto in parole semplici, San Daniele sosteneva: “Loro vanno e noi no? Non dobbiamo portare il Vangelo, il bene più prezioso che abbiamo e non solo la nostra civiltà (con la presunzione che sia migliore)?”.
Mi chiedo se anche per noi la fede, il Vangelo di Gesù, la rivelazione di Dio quale Padre di tutti siano un bene prezioso che vorremmo donare anche agli altri. Dobbiamo chiedercelo di fronte alle nuove potenze economiche ed edonistiche, “fabbriche” del benessere, che ormai da decenni hanno colonizzato i cuori di molti adulti e giovani, spesso seducendoli e promettendo una felicità effimera, come ha rivelato questo tempo di pandemia. E di fronte a questo nuovo colonialismo che sta conquistando anche i paesi poveri promettendo benessere a poco prezzo, noi rimaniamo chiusi nelle nostre comunità? Ha scritto papa Francesco nel consueto messaggio: «Il tema della Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20), è un invito a ciascuno di noi a “farci carico” e a far conoscere ciò che portiamo nel cuore. Questa missione è ed è sempre stata l’identità della Chiesa: “essa esiste per evangelizzare” (S. Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). La nostra vita di fede si indebolisce, perde profezia e capacità di stupore e gratitudine nell’isolamento personale o chiudendosi in piccoli gruppi; per sua stessa dinamica esige una crescente apertura capace di raggiungere e abbracciare tutti. I primi cristiani, lungi dal cedere alla tentazione di chiudersi in un’élite, furono attratti dal Signore e dalla vita nuova che Egli offriva ad andare tra le genti e testimoniare quello che avevano visto e ascoltato: il Regno di Dio è vicino». Ora tocca a noi!