La Parola del Parroco
Home > La Parola del Parroco > La Parola del Parroco del 23 Maggio 2021
23 Maggio 2021
Un anno fa nella nostra Comunità
pastorale si riprendeva a celebrare le Ss. Messe in presenza dopo tre mesi di
lockdown. Emanate le norme per evitare il contagio (con tutte le incertezze
sulla modalità di trasmissione del virus), approntate chiese e oratori con i
posti distanziati e con i vari dispositivi (sanificatori…), avevamo reclutato
volontari per il servizio d’ordine e di sanificazione. A loro va il nostro
immenso grazie per la disponibilità e la costanza che tutt’ora permane e ci
permette di celebrare in sicurezza (e mi spiace che non se ne siano aggiunti
molti, nel frattempo, nonostante diversi appelli). Molti, dopo il “digiuno”
forzato dall’eucaristia, hanno vissuto con gioia profonda poter tornare in
chiesa e celebrare. Altri hanno preferito e ancora preferiscono “vedere” la S.
Messa trasmessa in TV o sui social media (compreso il nostro canale YouTube)
perché hanno ancora timore o per comodità, anche se ammettono che “non è la
stessa cosa” che in presenza. E ciò è vero. Oltre ai motivi che già sono stati
sottolineati in diverse occasioni (alla S. Messa non si assiste come ad uno
spettacolo, ma si celebra tutti assieme…), ne evidenzio uno che la solennità
odierna della Pentecoste ci ricorda. In ogni S. Messa, in ogni eucaristia, lo Spirito
santo è invocato sul pane e sul vino “perché diventino per noi il corpo e il
sangue del Signore nostro Gesù Cristo” ma è anche invocato sull’assemblea
presente perché “lo Spirito ci riunisca in un solo corpo”, perché “diventiamo
in Cristo un solo corpo e un solo spirito”. La presenza dell’assemblea,
porzione della Chiesa, è presenza di un corpo vivente che è quello del Cristo
Crocifisso e Risorto. Nei primi secoli del cristianesimo quando si parlava di
“corpo di Cristo” si intendeva della Chiesa non l’eucaristia. Ed è necessario
che questo “corpo” sia presente e visibile nella celebrazione eucaristica, si
nutra del corpo di Cristo, sia trasformato nel corpo di Cristo donato nella
morte in croce, perché con la forza dello Spirito ogni membro, con il suo
carisma, si doni per la vita del mondo. È vero che il corpo di Cristo, che è la
Chiesa, deve vivere soprattutto dopo la celebrazione nella vita di carità. Ma è
importante che esso si raduni e che sia invocato su di esso lo Spirito santo
capace di renderci vero corpo di Cristo. È importante anche che si nutra del
corpo eucaristico. Noto con dispiacere che molti “non fanno la comunione”. Mi
permetto allora di invitare a fare la comunione. Certo è importante la
confessione previa (o l’atto di contrizione con la promessa della confessione
successiva alla Comunione). E ricordo che al sabato nelle due chiese
parrocchiali c’è la possibilità di farlo (anche altrove). Lo Spirito santo è
stato dal Risorto donato “per la remissione dei peccati”: invochiamolo per
essere il popolo dei salvati per la salvezza del mondo.