Si celebra oggi la Giornata
dell’Università Cattolica che proprio quest’anno celebra il centenario della
sua fondazione. Essa nacque per l’iniziativa di padre Gemelli (un convertito e
poi frate francescano medico e psicologo) insieme a un gruppo di intellettuali
cattolici: Armida Barelli (che diventerà presto beata), Ludovico Necchi,
monsignor Francesco Olgiati, Ernesto Lombardo e Giuseppe Toniolo (l’originario
ispiratore). Era l’esito felice di un processo animato dal movimento cattolico
italiano in quegli anni non certo facili dal punto di vista culturale e sociale
che vedevano l’inizio della diffusione delle ideologie fasciste e naziste.
Queste nefande dottrine propugnavano una visione dell’uomo certamente non
cristiana e anzi anticristiana. Quindi era benvenuta una istituzione che si
prefiggeva – è scritto nell’art. 1 del suo statuto - «l’obiettivo di assicurare
una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad
affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi
morali, i problemi della società e della cultura». È stata una sfida inziale
che ha portato questo ateneo ad attraversare un secolo di storia segnato da
molti cambiamenti e stravolgimenti. Certo ora è una Università che ha il suo
prestigio anche se non alla portata di tutti per i suoi costi. Tuttavia rimane
intatta la sua missione di generare cultura, preparando i giovani laureati e
coltivando ricercatori, con una visione dell’uomo e del mondo alla luce del
Vangelo, nella convinzione che ciò che è profondamente cristiano è anche
profondamente umano. E oggi abbiamo bisogno di giovani che con l’intelligenza e
il sapere gettino semi di cristianesimo in una società sempre meno cristiana
anche dal punto di vista culturale. E a volte mi chiedo se non sia opportuno
che una comunità cristiana offra la possibilità a suoi giovani meritevoli ma
che non possono permettersi di sostenere i costi di una laurea, di frequentare
questa università offrendo una borsa di studio.
Il nostro Arcivescovo, intervenendo alla
cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, ha auspicato che l’Università
Cattolica imposti il suo impegno secondo due indirizzi. Un indirizzo di
gradimento: «è importante che l’Università Cattolica sia “gradita”» per la
qualità dell’insegnamento e della ricerca, per l’agevolazione data agli
studenti nel vivere al meglio il percorso di laurea. E un indirizzo di
inquietudine: per non accontentarsi dei successi, dei risultati, degli
applausi, del mercato. «L’inquietudine significa che i cristiani non sono mai
soddisfatti delle loro opere, non perché sono di natura scontenti, ma perché la
verità è ancora oltre quello che i libri contengono, la felicità è ancora oltre
quello che le mete raggiunte promettono, la fraternità universale è ancora
oltre quello che nella società si realizza».