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14 Marzo 2021
Ricorre in settimana la solennità di San Giuseppe. Pur essendo venerdì di quaresima ambrosiana, si celebreranno le Ss. Messe mattutine. Purtroppo le restrizioni imposte dalla Zona Rossa ci impediscono di vivere altri momenti di preghiera insieme nelle chiese. Tuttavia sappiamo che il persistere della pandemia e l’aumento dei contagi ci chiedono molta prudenza. Non vogliamo comunque rinunciare a fare gli auguri a tutti i nostri papà (vivi o già in cielo): che Dio vi benedica!
Penso sia noto che lo scorso 8 dicembre il papa ha indetto un “Anno speciale di San Giuseppe” per celebrare i 150 anni dalla proclamazione del Santo sposo di Maria e padre putativo di Gesù quale Patrono universale della Chiesa. Per l’occasione ha scritto una Lettera apostolica dal titolo: “Con cuore di padre” (che si può facilmente recuperare in internet) in cui come sfondo c'è la pandemia che - dice il papa - ci ha fatto comprendere l'importanza delle persone comuni, quelle che, lontane dalla ribalta, esercitano ogni giorno pazienza e infondono speranza, seminando corresponsabilità. Proprio come San Giuseppe, “l'uomo che passa inosservato, l'uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta”. Eppure, il suo è “un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”.
Mi ha colpito questo passaggio della Lettera: “La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell'altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione”. La paternità di cui il mondo ha bisogno, di cui hanno bisogno le nostre famiglie e soprattutto i giovani è quella di chi mostra che la felicità della vita e il suo senso pieno sta nel donarsi per far vivere e per far felici gli altri (a partire dai figli). Per questo il papa ha sottolineato che San Giuseppe ha espresso concretamente la sua paternità “nell'aver fatto della sua vita un'oblazione di sé nell'amore posto a servizio del Messia". Molto spesso San Giuseppe viene raffigurato come un vecchio accanto alla più giovane Maria. Al di là dei veri motivi di questo particolare, mi lascio provocare da una suggestione: che contrasto con molti padri (e adulti) di oggi che inseguono l’eterna giovinezza (anche nella cura maniacale dell’aspetto fisico) quasi a non volersi assumere le responsabilità proprie della paternità e dell’essere adulti! San Giuseppe si è come “consumato” per custodire la vita di Gesù e di Maria: e come era felice!