La Parola del Parroco
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07 Marzo 2021
Settimana scorsa si sono riuniti i Consigli per gli Affari Economici delle due parrocchie per prendere visione ed esprimere al parroco il loro parere circa i bilanci consuntivi relativi al 2020, relazioni che sono da trasmettere alla Curia di Milano. Mi pare opportuno parlarne perché forse molti non sanno dell’esistenza di questo organismo in parrocchia, previsto dal Codice di Diritto Canonico (can. 537). Presieduto dal parroco, esso è composto da alcuni laici con varie competenze amministrative e gestionali che «scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell'amministrazione dei beni della parrocchia» (can. 537). Vorrei allora anzitutto esprimere la mia gratitudine ai consiglieri e a tutti coloro che, come volontari, si adoperano per la gestione dei beni della nostra Comunità: da chi ogni settimana conta i soldi delle offerte raccolti nelle Ss. Messe, a chi tiene i conti, da chi vigila sulle strutture a coloro che mettono a disposizione tempo ed energie per la manutenzione. Con il loro indefesso impegno esprimono il senso di appartenenza alla Comunità e, nello stesso tempo, la consapevolezza che i beni sono della Comunità, sono “nostri” (non del Vaticano, come pensano alcuni). Ringrazio anche perché mi permettono di occuparmi di altro: del “bene delle anime” (e pure perché ho già il mio bel da fare con i beni del Seminario!).
Nel progetto delle Comunità Pastorali si prevede che in esse ci sia un unico Consiglio per gli Affari Economici: è un obiettivo che dovremo raggiungere. Sento anche la necessità di prevedere la figura competente e saggia di un economo della Comunità. Penso che la gestione della propria famiglia e dei propri beni faccia comprenderne la complessità in questi nostri tempi: immaginate che cosa significhi ciò per due parrocchie! E un parroco non può perdere troppo tempo tra scartoffie e burocrazia…
Un’ultima parola vorrei spenderla (!) circa i bilanci 2020 che prevedibilmente presentano “conti in rosso” a causa delle conseguenze economiche della pandemia in atto. Sostanzialmente sono diminuite le offerte delle Ss. Messe; sono mancate quelle raccolte in occasione della visita natalizia alle famiglie (alcune delle quali tuttavia non hanno mancato di dare il proprio contributo); i guadagni delle varie attività (feste…). I costi fissi sono rimasti (certo, anch’essi diminuiti dato l’inutilizzo di alcune strutture come gli oratori). Che dire? Saremo sempre più comunità povere e forse questo ci farà bene. Nello stesso tempo mi appello a chi, pur nelle ristrettezze di questi difficili tempi, vuole esprimere il suo senso di appartenenza alla Comunità anche attraverso il proprio contributo in denaro, a partire delle offerte raccolte nelle Ss. Messe; ricordandoci sempre che la priorità per una Comunità rimane l’aiuto concreto ai poveri.