La Parola del Parroco
Home > La Parola del Parroco > La Parola del Parroco del 14 Febbraio 2021
14 Febbraio 2021
Non per distrarci dalle preoccupazioni legate alla pandemia causata dal covid che ancora sta circolando nei nostri paesi, mi piace però sottolineare che oggi ricorre la memoria di san Valentino e quindi è il giorno caro agli innamorati. Nonostante le fatiche nel vivere questo tempo e nonostante alcune restrizioni che hanno vietato per alcuni periodi la circolazione tra Comuni, gli innamorati hanno continuato ad amarsi. Anzi, le misure imposte per evitare il contagio che hanno impedito di incontrarsi o di stare vicini, hanno messo alla prova la tenuta di alcune coppie di innamorati e rafforzata la loro volontà di volersi bene e di “stare assieme”. Molti hanno imparato ad attendere e desiderare di potersi reincontrare pur continuando a “sentirsi e vedersi” attraverso il cellulare; attesa e desiderio che coltivavano in situazioni simili i nostri anziani che potevano affidarsi solo alle lettere scritte per comunicare. Rispetto alla facilità, prima dell’inizio della pandemia, di poter stare assieme, facilità non solo perché ci si poteva spostare senza impedimenti, ma anche per quella libertà che in tempi passati non era concessa, i limiti imposti dalla pandemia (ci si potrebbe contagiare anche con un bacio!) hanno forse costretto a educarsi alla gradualità anche dei gesti che deve segnare un cammino nell’amore. Sappiamo bene che le tappe oggi sono bruciate rischiando di non compiere i passaggi necessari per far maturare un rapporto (a partire dalla conoscenza reciproca fino all’apprendimento del rispetto l’uno dell’altra). Anche nel campo dell’affettività avvertiamo il vuoto educativo per i nostri giovani riempito purtroppo da surrogati che distruggono “l’arte di amare” (così la definiva il filosofo Fromm) che, come ogni arte, è da imparare con pazienza. La nostra Comunità cristiana deve interrogarsi su questo aspetto e osare nel proporre un percorso educativo. Rimane significativa la testimonianza di coppie di sposi cristiani che mostrino nella quotidianità che cosa significa amarsi e soprattutto come si può amare come Gesù ha insegnato, anche dentro un rapporto affettivo, nell’equilibrio tra amore come desiderio dell’altro (eros) e amore come dono di sé all’altro (agape). Rimane affascinante la bellezza di coppie di sposi che sono innamorati, ma non certo come all’inizio. Non tanto perché il fuoco dell’amore si è spento e neppure perché lo si mantiene soltanto vivo, ma perché dal “primo bacio” si è sviluppato un incendio che unisce sempre più i cuori grazie ad un amore che, anche attraverso il sacramento del matrimonio, ha assunto i tratti divini dell’unione perfetta.
Rimane per fortuna, nonostante la tecnologia illuda di essere onnipotenti, la magia dell’innamoramento (descritta dalla imprevedibile freccia che trapassa i cuori) a dire che l’amore è dono da accogliere e far maturare.