La Parola del Parroco
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“Il campo è il mondo”
29 Settembre 2013
Leggendo la parabola del buon seme e della zizzania, che
costituisce il brano di riferimento della lettera pastorale di quest'anno,
siamo istintivamente portati (come é successo d'altra parte agli stessi
discepoli di Gesù) a fermare l'attenzione sulla zizzania.
Vale invece la pena di fare una riflessione sul seme che il Signore della messe sparge a piene mani nel suo campo. Che caratteristiche ha questo seme?
Credo che se ne possano evidenziare alcune.
1. È un seme buono. È bene che ce lo ricordiamo. Il seme di Dio è sempre buono. In qualunque campo venga seminato la sua bontà è fuori discussione. Certo, la sua fecondità dipende dalla capacità di ricevere il dono, ma le potenzialità del seme sono veramente enormi. Lì dove trova terreno fertile genera frutti di vita, e di vita piena, succosa come gli acini maturi di un grappolo di uva.
2. È un seme abbondante. Il seme di Dio non è gettato con parsimonia, anzi, con la valutazione del criterio umano, spesso questo seme ci sembra sprecato, perché Dio semina ovunque. E proprio perché è abbondante i segni della sua presenza possono essere riconosciuti ovunque. I frutti del seme di Dio non fioriscono solo nel recinto delle aiuole ben curate delle nostra chiese, ma fioriscono anche nelle "periferie del mondo". Nelle periferie del mondo non solo dobbiamo andare per collaborare con Dio a seminare il buon seme della sua Parola, ma anche per riconoscere i segni del "passaggio" di Dio, i segni della sua presenza.
3. È un seme affidabile. Perché non è mai sterile. Potremmo dire che ha una grande capacità di adattarsi al terreno in cui viene seminato, perché ovunque viene gettato, comunque produce frutto, non fosse che solo al 5 per cento! Si adatta così bene al terreno che lì dove viene gettato suscita fiori e frutti diversi: sono i "carismi" che rendono la Chiesa bella nella sua varietà, unica nelle sue molteplici espressioni e servizi.
Accogliere e riconoscere
il seme di Dio vuol dire aprire il cuore alla gioia e alla speranza.
Vedere solo la zizzania non è né segno di sapienza, né segno di fiducia in quel Dio che è all'opera per rendere il mondo il giardino dell'incontro con suo figlio, l'uomo.