La Parola del Parroco
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“Il campo è il mondo”
22 Settembre 2013
Il titolo della lettera pastorale di quest’anno si
presta a molte riflessioni e interpretazioni. Credo che non si possano però
trascurare due premesse molto importanti: la prima è che il “campo” è anzitutto
proprietà di Dio, non nostra; la seconda è che Lui anzitutto getta a piene mani
il seme della sua Parola rivelatrice.
Cosa significa questo per noi?
Anzitutto, sapere che il campo è di Dio e che Lui è il primo e fondamentale seminatore ci dà una grande fiducia e una grande serenità. Non ci esime dalla responsabilità di seminare, di collaborare con Lui a gettare il seme della Parola, ma ci solleva dall’ansia di chi pensa che tutto dipenda da lui, dall’ansia di vedere subito i risultati.
Sapere poi che è Lui che getta il seme nel suo campo ci fa pensare che questo seme non può essere che buono, e lì dove ci sono frutti di pace, di concordia, di amore, proprio lì il seme è stato fecondato dalla forza di Dio, ed ha attecchito in un campo che si è aperto all’accoglienza. Certo, la parabola dice anche che insieme al seme buono è seminata la zizzania, ma è Gesù stesso a dirci di andare oltre, di non fermarci a guardare la zizzania, di avere occhi per vedere il bene, di avere la gioia di vedere crescere il bene, ovunque esso si manifesti.
E il bene, pur in mezzo a tanta confusione, indifferenza e sterile egoismo, si fa spazio anche nei nostri giorni, in mezzo a noi.
Oggi ringraziamo il Signore per un seme particolarmente importante per la nostra chiesa: nella giornata per il Seminario ringraziamo il Signore per il seme della “vocazione” che attecchisce nel cuore dei nostri giovani. E mentre ringraziamo il Signore, preghiamo e sosteniamo il Seminario: è il “campo”, la “culla”, in cui il seme viene coltivato e fatto fruttificare, grazie all’impegno e la testimonianza di molti educatori.
Con quali atteggiamenti, allora, guardare al mondo che è il campo di Dio?
Certamente con tanta fiducia, con serena speranza e con grande libertà di cuore. Il Signore c’è e non smetterà mai di coltivare il suo mondo, di renderlo sempre più somigliante al giardino delle origini, di costruirlo come profezia della Gerusalemme celeste che ci attende alla fine dei nostri giorni.