La Parola del Parroco
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11 Ottobre 2020
Ieri ad Assisi è stato proclamato beato il giovane Carlo Acutis, morto a 15 anni per una leucemia fulminante. Cresciuto a Milano, ma assiduo frequentatore di Assisi dove respirò la spiritualità di San Francesco e dove ora riposa il suo corpo (nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione), ora è proposto dalla Chiesa soprattutto ai giovani come esempio da seguire per essere veri discepoli di Gesù, per vivere in pienezza la gioia di essere figli di Dio, per essere… santi. Papa Francesco nella sua lettera Christus vivit a conclusione del Sinodo dei Giovani, del beato Carlo Acutis e delle sue capacità informatiche ha scritto: «Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza. Non è caduto nella trappola. Vedeva che molti giovani, pur sembrando diversi, in realtà finiscono per essere uguali agli altri, correndo dietro a ciò che i potenti impongono loro attraverso i meccanismi del consumo e dello stordimento. In tal modo, non lasciano sbocciare i doni che il Signore ha dato loro, non offrono a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno. Così, diceva Carlo, succede che “tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Non lasciare che ti succeda questo» (105-106). Certamente Carlo è stato “originale” rispetto ai suoi coetanei: fu un adolescente da Messa e Rosario quotidiani. Maturò un amore vivo per i santi, per l’Eucaristia, fino ad allestire una mostra sui miracoli eucaristici che oggi è rimasta online e ha avuto un successo inaspettato, anche all’estero. Sportivo e appassionato di computer, come tanti coetanei, brillava per la virtù della purezza. Il suo era «il flusso di un’interiorità cristallina e festante che univa l’amore a Dio e alle persone in una scorrevolezza gioiosa e vera. Lo si poteva additare e dire: ecco un giovane e un cristiano felice e autentico» ha detto un gesuita della scuola che frequentava. Spero che i nostri ragazzi e adolescenti possano conoscere la vita di questo giovane beato e che possano sentire nel cuore il suo stesso desiderio di amare Dio e il prossimo, come Gesù ci ha insegnato. Ora che beato lo possiamo pregare e invocare come intercessore soprattutto per loro. Faccia sentire la sua amabile presenza accanto a ciascuno di loro e li sproni a fare delle loro vite un capolavoro, lasciando sbocciare i doni che il Signore ha dato a loro.