La Parola del Parroco
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28 Giugno 2020
Nei mesi in cui non era possibile ritrovarsi per la liturgia comunitaria delle nostre celebrazioni, soprattutto la S. Messa, molti hanno imparato, riscoperta o intensificata la preghiera nella propria casa. Molti hanno imparato ad assistere alla TV la trasmissione di celebrazioni, momenti di preghiera, recita del S. Rosario. E ora che si è tornati a ritrovarci a pregare come comunità, molti continuano a pregare a casa, avendo imparato una bella abitudine.
Abitudine che era radicata nella vita famigliare dei nostri nonni e che poi è andata perduta per tanti motivi. Sebbene li si ricorda con ammirazione per quelle volte che li si è visti in raccoglimento (anche in ginocchio!) a pregare, tuttavia non si è stati capaci di imparare e seguire questo esempio.
Mi sono chiesto se effettivamente molte famiglie hanno pregato in casa nei mesi scorsi e continuano pure ora. Forse chi non prega mai (e non “viene mai a messa”) non lo ha fatto neanche nei giorni di clausura e neppure ora. Qualcuno mi ha detto, con ottimismo o ingenuità, che tutto quanto accaduto anche di molto doloroso deve avere per forza scosso la gente tanto da tornare a Dio. Almeno quelli che hanno interpretato l’avvento della pandemia come castigo di Dio, adirato perché lo si è abbandonato e quindi da “pacificare” tornando a vivere nel suo santo timore e offrirgli le nostre preghiere. Sinceramente è una visione poco cristiana, a mio parere.
Rimane però il mio desiderio e la mia speranza che l’auspicio al cambiamento dopo questa pandemia (“non sarà più come prima”) sia anche volontà a fare delle nostre famiglie il luogo della preghiera quotidiana. Certo sorge subito la domanda: ma come si fa a pregare? Che cosa è la preghiera? Perché pregare? Non basta infatti far scorrere la corona del S. Rosario o vedere una celebrazione alla TV per dire che si prega in casa. Aiuta avere in casa un angolo dove tenere il crocefisso, la Bibbia aperta, una immagine sacra… Forse però servirebbe andare… a scuola di preghiera! Ci piacerebbe organizzarne una (con modalità tutte da progettare, soprattutto tenendo conto delle attuali restrizioni a ritrovarsi) nella nostra Comunità. Bisogna avere l’umiltà di riconoscere che non si è capaci di pregare veramente e quindi di dover imparare, con serietà e costanza. Noi iniziamo a pensare come potrebbe svolgersi questo corso… spero che in chi legge queste righe sorga il desiderio di iscriversi e partecipare quando sarà il momento!