La Parola del Parroco
Home > La Parola del Parroco > La Parola del Parroco del 17 Maggio 2020
17 Maggio 2020
La maggior parte di noi ha vissuto gli ultimi mesi per lo più chiusa in casa, attenendoci alle disposizioni delle autorità. Ci siamo improvvisamente fermati rispetto alla vita frenetica di prima; siamo stati costretti a pensare a quello che stava succedendo tra ansie e paure, ma anche tra la voglia di impegnare la mente in altro o di sfidare questo virus, vada come vada. Io mi auguro che molti di noi abbiano avuto il coraggio di rientrare in se stessi, di andare oltre le emozioni, le azioni, le parole, i mutismi. Ammettiamolo: non eravamo abituati. E forse ci ha fatto un po’ di paura, se siamo riusciti a guardarci dentro. La vita che si è bloccata mesi fa ci aveva iniettato una sorta di anestesia: il correre di qua e di là, il lavoro come campo di battaglia, il tempo libero occupato da molte attività, il culto del nostro corpo, tra palestre ed estetiste, lo shopping compulsivo, il divertimento forzato… Tutto questo forse ci aveva reso insensibili a quel mondo interiore, impediti ad addentrarci in esso, come se fosse un pericolo, un avvertimento: “non aprire quella porta” (titolo di un film horror).
Io spero invece che quella porta l’abbiamo aperta e ci siamo sorpresi di non entrare in un posto buio che mette paura, ma in una stanza con finestre spalancate sulla primavera, assolata, piena di profumi, inondata da una dolce musica. È il nostro mondo interiore, il nostro cuore, dove abita lo Spirito di Gesù risorto che permetta alla Trinità stessa di essere in noi. È quella “stanza” che Gesù indica come il luogo privilegiato della preghiera “nel segreto” in cui il Padre ci raggiunge. Se siamo stati capaci di entrarci abbiamo trovato noi stessi, forse il nostro vero io, al di là di quanto facciamo vedere agli altri, oltre a quella bella immagine che la società ci imponeva di mostrare. Abbiamo magari iniziato un dialogo: con noi stessi e con Dio che può vedere quello che siamo realmente. Forse abbiamo provato vergogna, forse paura di essere giudicati per quello che siamo realmente. Eppure Dio non è uno spione, né un giudice impietoso. È il Padre che ama, la Madre che intuisce subito quello che proviamo dentro di noi, perché Dio – Lui solo! – ci abita come un fuoco che scalda, che brucia, che illumina: ci fa sentire amati, ci toglie il male, ci insegna il bene. La prima orazione della S. Messa di questa VI domenica di Pasqua ci fa pregare così: “Sii tu, o Dio, il nostro maestro interiore”. Più di ogni pur buona e necessaria istruzione che viene dall’esterno, Dio ci vuole incontrare nel profondo del nostro cuore per insegnarci che Lui è nostro Padre e noi siamo suoi figli, a noi a volerci bene per quello che siamo, a intraprendere il giusto cammino per essere come Lui capaci di amare la vita, la terra e gli altri. Ora che inizieremo ad uscire un po’ di più dalle nostre case, non perdiamo subito l’abitudine a rientrare in noi stessi.