La Parola del Parroco
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03 Maggio 2020
Oggi, come in ogni IV domenica di Pasqua, si celebra la “Giornata di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione”. Papa Francesco, a conclusione del consueto messaggio per questa occorrenza, scrive: «Carissimi, specialmente in questa Giornata, ma anche nell’ordinaria azione pastorale delle nostre comunità, desidero che la Chiesa percorra questo cammino al servizio delle vocazioni, aprendo brecce nel cuore di ogni fedele, perché ciascuno possa scoprire con gratitudine la chiamata che Dio gli rivolge, trovare il coraggio di dire “sì”, vincere la fatica nella fede in Cristo e, infine, offrire la propria vita come cantico di lode per Dio, per i fratelli e per il mondo intero». A che cosa mi chiama Dio? È la domanda che deve rivolgersi un adolescente, un giovane ma anche un adulto. Se si chiedeva a un ragazzo o a una ragazza: “Che cosa vuoi fare da grande?”. La risposta di molti era: “Voglio fare il calciatore; voglio fare la modella…”. D’altra parte il mondo del calcio, della moda, dello spettacolo presenta uomini e donne, belli e ricchi, che esercitano un fascino e sembrano prospettare una vita felice. Anche diversi genitori coltivano tali desideri per i loro figli.
Oggi, in questo tempo di pandemia, sogno che i nostri ragazzi e le nostre ragazze a quella domanda sappiano rispondere: “Io da grande voglio fare il dottore… voglio fare l’infermiere… voglio lavorare in una Casa di Riposo… Voglio fare il soccorritore sull’ambulanza”. È troppo facile oggi battere le mani a quelli che chiamiamo eroi (ma loro non accettano tale attributo!), a quelli che salvano vite umane (anche a costo della propria vita!) quando fino a poco tempo fa il nostro plauso era per calciatori dei grandi club, alle modelle della televisione, agli influencer; fino a quando fino a poco tempo fa flussi di ingente denaro alimentavano un mondo in cui scandalosamente ingaggi e stipendi da capogiro rendevano ridicoli gli stipendi di un infermiere o di un dottore; fino a quando tempo fa quelli erano i modelli proposti ai nostri ragazzi e non questi.
Sebbene non sia una vocazione di speciale consacrazione, pur impegnandoci a pregare (oggi e sempre) perché giovani, uomini e donne rispondano alla chiamata del Signore per diventare preti, suore, religiosi e consacrati a servizio della Chiesa per la salvezza dell’umanità, tuttavia preghiamo anche perché molti rispondano alla vocazione di medico, infermiere e operatore sanitario. Ritengo infatti che essi non svolgano soltanto un mestiere. Sebbene la riduzione ad azienda del sistema sanitario abbia fatto di essi dei burocrati, tuttavia per molti questa professione è una vocazione e se uno è anche credente la vive come la modalità concreta per professare la propria fede e vivere la carità a servizio dell’uomo.