La Parola del Parroco
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08 Settembre 2013
La domenica che viviamo ha una cifra interpretativa: quella della pace!
Non possiamo non accogliere l’invito di Papa Francesco a pregare e a digiunare per la pace, e non possiamo non condividere il suo grido a favore della pace: “E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra!” (Angelus).
Ci crediamo che la pace possa essere costruita anche con la forza della nostra preghiera e dei nostri gesti?
Se ci crediamo tutto ciò che oggi compiremo deve essere un atto di offerta per la pace: la santa messa a cui parteciperemo, la nostra preghiera personale, la processione di questa sera: tutto deve essere una grande invocazione di pace, una preghiera di intercessione per la pace.
Ma anche i gesti che vivremo, le rinunce che faremo, le relazioni che coltiveremo, le parole che diremo devono essere “strumenti di pace”, semi di pace gettati nel cuore delle nostre famiglie, delle nostre amicizie, dei nostri oratori, della nostra comunità ecclesiale e civile, del “mondo” in cui viviamo.
La pace è dono di Dio: non può mancare la preghiera se vogliamo veramente la pace. Per questo, e lo dico soprattutto ai giovani: non bastano le manifestazioni e i cortei, ci vogliono anche le processioni, anche se a molti possono sembrare anacronistiche. Sono la forza di un popolo che insieme prega per le strade del mondo, per portare la pace nel mondo!
La pace è anche frutto del nostro impegno, e comincia da noi: dalle parole di pace che concepiamo nella nostra mente e nel nostro cuore, e dai gesti di pace che sono generati da un cuore libero e aperto a tutti. Anche le nostre rinunce, come il digiuno, sono strumenti di penitenza e riparazione di tutto ciò che si oppone alla pace.
Viviamo dunque questa domenica come una grande invocazione di pace.
Viviamola insieme come popolo.
Viviamola come uomini e donne che amano il mondo in cui siamo, e che in questo mondo vogliono essere seminatori e testimoni di pace.