La Parola del Parroco
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19 Aprile 2020
All’inizio di questo anno pastorale, a settembre 2019, il nostro Arcivescovo aveva inviato alla Diocesi non una lettera pastorale (La situazione è occasione) con un programma da svolgere, ma un insieme di lettere, ciascuna per i vari tempi liturgici dell’anno, legate dal riferimento alla Lettera ai Filippesi di San Paolo. Evidentemente la lettera («Siate sempre lieti nel Signore!») scritta per il Tempo pasquale, che domenica scorsa abbiamo iniziato, non poteva prevedere la situazione che ora stiamo vivendo. Per questo mons. Delpini ha ritenuto opportuno scriverne una nuova (meglio un messaggio: La potenza della sua risurrezione). Tutti e due i testi sono riportati in un unico libretto la cui versione digitale è scaricabile anche dal sito internet della nostra Comunità.
Riprendo qui i passaggi principali del messaggio dell’Arcivescovo. Esso è suddiviso in paragrafi con titoli riassuntivi:
Non pensavamo che la morte fosse così vicina: la pericolosità del virus con la sua scia di morte ci ha scosso e messo paura; diventa impegno: «Rivolgerò più spesso lo sguardo al crocifisso appeso in sala e con più intenso pensiero».
Non pensavamo che fosse così difficile riconoscere la presenza del Signore risorto: sia per la nostra società che si è costruita a prescindere da Dio ma anche per i devoti che davano per scontata la presenza di Dio; c’è per tutti una nuova chiamata «a entrare con fede più semplice e più sapiente nella promessa di Gesù: “In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna”».
Non pensavamo che fosse così necessario celebrare insieme i santi misteri: per molti che dicevano “credo ma non sono praticante”, ai pochi che partecipavano alla messa domenicale, «poter “andare a messa” sarebbe il segno che è tornata la normalità non solo nella libertà di movimento, ma nella convinzione che non si tratta di buone abitudini, ma di una questione di vita e di morte». Nello stesso tempo si deve nutrire la speranza che dopo questo periodo «nella “chiesa domestica” si conservino sempre i riti della preghiera e che il ritrovarsi in casa aiuti a sentirsi parte della grande Chiesa che ci raduna da tutte le genti».
Non pensavamo che fosse così necessaria la Resurrezione per la nostra speranza: se finora abbiamo banalizzato la speranza o l’abbiamo negata ritenendo più probabili progetti, risorse, previsioni, ora «la percezione del pericolo estremo costringe a una visione diversa delle cose e a una verifica più drammatica di quello che possiamo sperare». Lo diceva già san Paolo ai cristiani di Corinto: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini». La salute, il benessere, un po’ di perbenismo cattolico non valgono nulla rispetto alla vita eterna donata dal Risorto!