La Parola del Parroco
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08 Marzo 2020
Anche in questa domenica non potremo celebrare l’Eucaristia (con la presenza dei fedeli). L’emergenza continua e chiede senso di responsabilità e non superficialità (se ci si ammala in troppi, pur non gravemente all’inizio, il sistema sanitario collassa) né le stupide sfide (“troviamoci lo stesso”) motivate da una comprensione magica e non cristiana della preghiera. Il nostro Arcivescovo ha rivolto sia a noi preti che a tutti i fedeli della Diocesi un videomessaggio di incoraggiamento e di speranza (cfr. www.chiesadimilano.it), invitando tra l’altro a pensare che questa situazione per noi straordinaria, è invece ordinaria per molti cattolici che celebrano la S. Messa solo quando passa il sacerdote – poche volte in un anno! La situazione è occasione per riscoprire la bellezza della preghiera in famiglia (che spesso non c’è) o di un momento in chiesa in adorazione (cfr. una proposta sul retro di questo foglio).
Vorrei però portare la vostra attenzione su altre situazioni che rischiano di essere oscurate dall’emergenza epidemica. Anzitutto ricordo che oggi è l’8 marzo, la “festa delle donne”. Pur ricorrenza laica e tuttavia celebrata anche dalle donne cristiane (che certo non dimenticano S. Agata…), ancora una volta siamo invitati a riflettere sulla condizione delle donne nella nostra società e nella Chiesa. In particolare vorrei che con il dono simbolico di una mimosa unissimo l’impegno al rispetto della donna, rispetto che viene meno negli eventi tragici ed estremi dei femminicidi ancora troppo numerosi, ma che pure viene meno in altri gesti meno gravi, nondimeno altrettanto rivelatori di possessività e di prepotenza, che vengono fatti quotidianamente dagli uomini.
Altra drammatica situazione che vive l’Europa è quella dei profughi siriani al confine turco-greco (per ora circa 130.000), oggetto di un “rimbalzo” tra uno stato e l’altro, usati come arma politica contro un’Europa che praticamente ancora una volta fa finta di non vedere quello che sta succedendo; che pensava di aver risolto il problema di coloro (3 milioni) che stanno scappando dalla martoriata Siria, promettendo miliardi di euro alla Turchia perché trattenesse quei profughi; che lascia da sola una nazione della sua comunità (europea), la Grecia, ad affrontare un dramma. E tutto ciò a causa di una comunità internazionale che non vuole porre fine alla guerra in Siria, ai genocidi che stanno accadendo, alle tattiche prepotenti di chi vuole mettere la propria bandiera su quella terra. Come per questa e per tutte le altre guerre nel mondo dobbiamo pregare, anche unendoci al nostro Arcivescovo che ogni mattina di questa Quaresima alle ore 6.28 attraverso un video sul sito diocesano ci ricorda una situazione di guerra per la quale invocare il dono della pace.