La Parola del Parroco
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23 Febbraio 2020
Le preoccupazioni per la diffusione del Coronavirus e lo spazio dato alle relative notizie dai giornali, dalle televisioni e dai social media, hanno oscurato del tutto un evento che si conclude oggi a Bari con la presenza di papa Francesco, dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”. Infatti nel capoluogo pugliese da mercoledì scorso si sono radunati per la prima volta 58 vescovi di 20 stati che si affacciano sul Mediterraneo, appartenenti a tre continenti (Europa, Africa e Asia). È stato un grande forum ecclesiale, voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana, che avendo come orizzonte l’urgenza della pace ha invitato a una nuova responsabilità il mondo cattolico. Non è stato un convegno o un seminario accademico ma un incontro di fraternità dallo stile sinodale che vuole aiutare le comunità ecclesiali a camminare sempre più insieme.
Due i temi di cui hanno discuteranno i vescovi: l’annuncio del Vangelo, a cominciare dai giovani; e il dialogo fra Chiese e società. Il card. Bassetti, presidente della CEI, aprendo i lavori ha detto che la vocazione delle Chiese del bacino del Mediterraneo è quella di «essere Chiese che ritornano costantemente alle sorgenti della fede, per trasmettere ai giovani e alle future generazioni la bellezza e la gioia del Risorto; essere Chiese delle beatitudini, attente a far germinare una nuova cultura del Mediterraneo, che non può che essere cultura dell’incontro e dell’accoglienza, pena il disordine incontrollato, l’impoverimento diffuso e la distruzione d’intere civiltà; essere Chiese della profezia, rispetto a ogni sistema di potere e di arricchimento che genera indifferenza, paure, chiusure e, quindi, iniquità, oppressione, guerre, crimini contro l’umanità; essere Chiese dei “martiri mediterranei” che sanno riconoscere i segni dei tempi e sono capaci di dialogo per “disarmare” ogni uso blasfemo del nome di Dio in odio al fratello». È una "casa comune" il Mediterraneo, ma i suoi abitanti hanno bisogno di conoscersi di più, di incrementare gli scambi culturali e di fede, in un clima di pace, di rispetto e di amicizia, sia tra le diverse Chiese cristiane, sia tra le religioni, in primis tra cristiani e musulmani. E non è mancato un appello alla pace soprattutto dai vescovi degli stati segnati dalla guerra: “La pace ha un prezzo: chiede ai Paesi ricchi di rinunciare ad un po’ di benessere, chiede alle grandi potenze di dire no alla corsa agli armamenti. Chiede a tutti, anche alle Chiese, di essere uno strumento di pace”. Preghiamo perché questo evento possa segnare un nuovo cammino di comunione e di fratellanza per tutti i popoli del Mediterraneo in cui i cristiani sono chiamati con l’esempio di amore e solidarietà ad essere lievito che fa fermentare quella pasta che è la mescolanza di etnie, culture e religioni diverse.