La Parola del Parroco
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05 Gennaio 2020
Abbiamo iniziato un nuovo anno, 2020, festeggiando il Capodanno e come Chiesa abbiamo celebrato la 53ª Giornata mondiale di preghiera per la pace. È una ricorrenza voluta da San Paolo VI in tempi, 53 anni fa, in cui le minacce di una guerra nucleare era incombente nel contesto della “guerra fredda” tra USA e URSS. Proprio alla minaccia nucleare fa cenno il papa nel consueto messaggio inviato in questa occasione, messaggio dal titolo: La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica. Anzitutto viene richiamata la virtù della speranza perché, anche a riguardo della pace, essa permette di vivere e sopportare un presente faticoso solo perché si punta ad una meta grande: «La speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili». In secondo luogo l’idea del cammino contrasta con la paralisi provocata dalla paura su cui ci si illude di fondare la pace: «La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani». Sono queste parole citate dal suo discorso tenuto in Giappone dove ha incontrato i sopravvissuti alle bombe atomiche. Essi «offrono alle future generazioni il servizio imprescindibile della memoria» che «è l’orizzonte della speranza: molte volte nel buio delle guerre e dei conflitti, il ricordo anche di un piccolo gesto di solidarietà ricevuta può ispirare scelte coraggiose e persino eroiche, può rimettere in moto nuove energie e riaccendere nuova speranza nei singoli e nelle comunità». L’idea del cammino poi ricorda che per costruire la pace ci vuole tempo, quello necessario per un «lavoro paziente basato sulla forza della parola e della verità può risvegliare nelle persone la capacità di compassione e di solidarietà creativa» perché «Solo scegliendo la via del rispetto si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza». Infine il papa, considerando ancora il tema della paura dell’altro, scrive: «Di fronte alle conseguenze della nostra ostilità verso gli altri, del mancato rispetto della casa comune e dello sfruttamento abusivo delle risorse naturali – viste come strumenti utili unicamente per il profitto di oggi, senza rispetto per le comunità locali, per il bene comune e per la natura – abbiamo bisogno di una conversione ecologica». Questa conversione deve partire dalle relazioni con gli altri e con il creato perché solo sulla base di rapporti giusti e fraterni si può rispettare la natura.