La Parola del Parroco
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15 Dicembre 2019
Non farò certo crociate né lancerò invettive contro Babbo Natale e chi lo sceglierà per portare i doni ai nostri bambini, anche se vorrei che almeno se ne conoscesse la storia che vede all’origine san Nicola (da cui “Santa Claus”) vescovo di Myra (le cui spoglie sono conservate a Bari e la cui memoria ricorre il 6 dicembre, giorno in cui in molti paesi ci si scambiano i regali) venerato come il protettore dei bimbi. Tuttavia mi hanno fatto riflettere le considerazioni di una pedagogista (Chiara Campiotti) che ritiene educativamente più opportuno raccontare ai bambini la storia della nascita di Gesù piuttosto che parlare di Babbo Natale; e quindi insegnare che è Gesù a recare i doni. Le sue riflessioni sono raccolte in sette punti, che riassumo.
1. Gesù è un bambino e i nostri bambini possono sentirlo più vicino, identificarsi meglio con lui.
2. Gesù è un bambino importante, atteso e amato e tali possono sentirsi anche i nostri.
3. Il contesto della nascita, come raccontata da san Luca, è completo dal punto di vista esistenziale: notte, giorno, uomini e animali, opere dell’uomo, sentimenti primari come la paura e la gioia.
4. Nel presepe si vive un’uguaglianza tra gli uomini, perché ci sono i poveri (pastori) e i ricchi (Magi).
5. La logica del dono. Nella storia della nascita di Gesù ci sono tanti doni: il canto degli angeli, il bambino che nasce, la stella per i Magi, l’oro, l’incenso e la mirra. Ecco perché Gesù porta i doni.
6. Gli angeli richiamano alla spiritualità e i bambini sono portatori di una istanza spirituale a cui devono rispondere le narrazioni che noi adulti facciamo per loro.
7. C’è il cammino (di Giuseppe e di Maria, dei pastori, dei Magi…) e c’è il suo contrario, cioè la contemplazione (i pastori che vegliano, Maria che medita in cuor suo, i Magi che adorano). Sono due atteggiamenti indispensabili per una vita equilibrata e per i bambini questo è un messaggio chiaro e rassicurante.
Sono considerazioni valide anche per chi non crede (e tuttavia festeggia Natale). Ma soprattutto per noi credenti sono un invito a ricordarsi di parlare di Gesù a Natale, evitando il rischio di dimenticarsi proprio di lui nella festa della sua nascita e resistendo alla riduzione commerciale di questa solennità cristiana.